archivio

Archivi tag: Marie NDiaye

LE SERPI

di Marie NDiaye

Traduzione di Simona Polvani

 

La pièce Le Serpi (titolo originale, Les Serpents, Éditions de Minuit, 2004) dell’autrice francese Marie Ndiaye è un testo teatrale luminoso e cupo assieme, che in un’atmosfera surreale si interroga sulle relazioni genitoriali e coniugali, attraversate dalla perversione e dalla crudeltà.

È il 14 luglio, la festa della presa della Bastiglia. Sotto il sole cocente, in un paesaggio di mais polveroso, si incontrano tre donne. Madame Diss, e le sue due nuore, France e Nancy. L’elegante Madame Diss è arrivata sin là, in quel posto sperduto con un unico scopo: farsi prestare del denaro dal figlio. Un figlio che è trincerato in casa, intento a sorvegliare ferocemente i figli e prepararli per i fuochi d’artificio e non ha la minima intenzione di fare entrare la madre in casa. Solo France e Nancy possono entrare, per quanto per un numero limitato di volte. Tra il mais, spaventoso, alleggia il ricordo crudele di un altro figlio, morto in circostanze misteriose. Ma cosa si prepara in realtà nella casa da cui giungono rumori sinistri e in cui si ha paura ad entrare?


La pièce Le Serpi è stata presentata in anteprima italiana in forma di mise en espace per la cura registica di Marco Carniti e l’interpretazione di Milena VukoticValentina GristinaElisabetta Valgoi e con Sarah Chaumette, durante la prima edizione del festival Face à Face – Parole di Francia per Scene d’Italia nel 2007 al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma.

Nel 2011, di nuovo per Face à Face, è stata trasposta da Ricci/Forte in versione radiofonica per RADIO RAI 3 e trasmessa in diretta dall’Auditorium di via Asiago di Roma. A interpretarla Anna BonaiutoSonia BergamascoMichela Cescon e Giuseppe Sartori.

La traduzione ha beneficiato di una Borsa di traduzione dell’Association Beaumarchais /SACD e dell’Ambasciata di Francia in Italia.

A questo link una audio_intervista web realizzata da Simone Pacini per KLP Teatro a Simona Polvani sulla traduzione:

LE SERPI: DALLA TRADUZIONE ALLA MESSINSCENA DI RICCI/FORTE

http://www.klpteatro.it/le-serpi-audiointervista-polvani



 

Personaggi

France

Madame Diss

Nancy


L’inizio della pièce

I

France _ Viene per i fuochi d’artificio?

Ma non saranno un granché.

Mme Diss _Chi viene per i fuochi d’artificio?

France _ Questa persona la invidio, non la conosco, ma la invidio per aver guidato fin qui solo per i fuochi d’artificio. Si sarà detta: Una festa di paese, può essere divertente.

Mme Diss _ Chi viene per i fuochi d’artificio?

Ti sbagli di sicuro. Non si può avere un’idea simile.

France _ Non è venuta per i fuochi d’artificio?

Oh, lo credevo.

Mme Diss _ Non si può avere un’idea simile.

Che scocciatura.

Vorrei vedere mio figlio, adesso. Dimmi, perché mi evita? Possibile, si occupa così tanto dei bambini da non poter essere avvicinato e mi fa aspettare e aspettare sperando di scoraggiarmi.

Allora, perché?

France _ Pensa che lei sia venuta per i fuochi d’artificio e di non doversi affrettare visto che la notte è lontana.

Mme Diss _ Mi infastidisci e mi fai pena con i tuoi fuochi d’artificio.

Da quando ti ci stai preparando? E una volta esploso l’ultimo candelotto?

Passati i fuochi d’artificio, la tua vita qui, cos’è?

France _ Io posso davvero, prima e dopo, vivere in attesa del 14 luglio, perché finisce sempre per arrivare o ritornare. Basta esserne sicure. È un desiderio continuo e sempre esaudito, e non creda che mi smonti, no, il vigore di questo slancio rimarrà intatto fino alla mia morte, la gioia che esistano, ogni anno, un 14 Luglio e i fuochi d’artificio, ineluttabilmente.

Nessuna delusione, nessun cedimento possibile.

Non ci si deve preoccupare per me.

Mme Diss _ Dov’è mio figlio? Poveretta, lo hai sposato. Ecco il risultato.

France _ Guardi, guardi come sono cambiata. Lei non mi ha conosciuta prima.

Oh, non sono mai stata così serena, così sorridente, così capace di dispiegare il mio pensiero davanti a me stessa e contemplarne la lucidità e la brillantezza.

Se mi avesse conosciuta, gliene sarebbe riconoscente.

Mme Diss _Lui fa conto che mi stanchi e me ne vada prima di avergli detto buongiorno.

France _ Sono fiera adesso, prima invece camminavo a testa bassa per la paura che mi si vedesse in viso. Adesso lo mostro. Non ho più paura di scoprire i denti. Mi lego i capelli indietro stretti stretti, non nascondo nulla della pelle, delle guance.

Lei non mi conosceva.

Sono tanto più fiera. Non si dimentichi di tenerlo presente, che ne so, per esempio, se viene per fargli dei rimproveri.

Mme Diss _ Rimproveri?

France _ Visto che non è, mi ha detto, per i fuochi d’artificio.

Mme Diss _ Voglio solo chiedervi in prestito del denaro. Mio figlio me lo presterà di sicuro.

Cosa potrei avere da rimproverargli?

È un figlio, dio mio, non lo conosco quasi più.

France _ Se non esito più a portare le gonne un po’ aderenti sui fianchi e a dare la mia opinione con voce ferma, si deve ringraziare lui e solo lui. Perché, alla fine, chi mi ha detto: Scopriti, vali molto di più? Mi scusi, ma lei non è ricca, infinitamente più ricca di noi?

Mme Diss _ Mi trovo nel bisogno. Ho fatto dei debiti. Mi sono sposata tre o quattro volte senza trarne profitto.

France _ Ma noi abbiamo dei figli, stiamo attenti a ogni spesa, gli stipendi sono magri e irregolari.

Siamo giovani e i bambini sono ancora piccoli.

Se mi avesse vista prima, non mi riconoscerebbe. La mia stessa famiglia, quando mi capita di andare a trovarla, mi prende per un’impiegata del comune venuta a reclamare, che ne so, il pagamento dell’imposta locale.

Mme Diss _ Si può prestare a chi è più ricco di noi. Non è assurdo, non è discutibile. Devo troppo denaro a troppe persone, mi serve un finanziatore nuovo, che si fidi, che non mi chieda niente.

Ho mio figlio, ho solo un figlio.

Rimarrò fino a quando non l’avrò visto.

France_ Mi scusi, ma prestare proprio a lei!

Mme Diss _ I bambini costano, ma vi fruttano anche. Ricevete degli aiuti. Ogni mese, prestatemi quello che vi danno per allevarli. Non toccherete i vostri risparmi, se è quello che vi turba.

Mi arrangerò con quella somma lì.

France _ Mio padre e mia madre e tutti i miei fratelli e le mie sorelle, passati i primi minuti di ostilità contro un’estranea minacciosa, piano piano si imbevono dell’idea che sia proprio io a fargli visita. Non mi riconoscono, no, però mi credono quando gli dico che sono io. Sono dei creduloni. Gli si potrebbe tirare un brutto scherzo, come piombare dicendo di essere la figlia di casa mentre non è vero.

Ma chi avrebbe voglia di mentire su questo punto?

Non sono desiderabili, non sono desiderabili. Non hanno niente da rubare, non si possono amare facilmente. Ecco perché, se vado a vederli pretendendo di essere la figlia, è che sono la figlia, punto.

Sono trasformata.

So bene che a nessuno verrebbe l’idea di pretendere di essere imparentato con quella famiglia a meno che non sia l’assoluta verità, ma non lo sanno, loro, che il primo venuto respingerebbe ogni sospetto di un legame con quei visi, quei corpi, quel modo di parlare, loro non lo sapranno mai.

Sono la figlia. E mi esprimo distintamente e sono potuta diventare snella e penso, penso, penso.

Mme Diss _ Perché, alla fine, se mio figlio non mi tende la mano, chi lo farà?

Fa così caldo oggi. France, posso almeno entrare, rinfrescarmi?

France _ No, non lo faccia. Si arrabbierà. Sta preparando i bambini per i fuochi d’artificio. È tranquillo, contento, allegro. Se si trovasse faccia a faccia con sua madre dentro casa, mentre credeva che lei lo aspettasse fuori, e, in un certo modo, scusi, fuori per sempre, per sempre fuori, mi scusi, questo non andrà per niente, per niente, olalà, se vede che sua madre è dentro!

Mme Diss _ France, sono spaventosa, demoniaca? Voglio dimenticare davvero di essere sua madre e lo dimentichi anche lui se è ciò che può rendergli più facile prestarmi del denaro. France, sono detestabile?

France _Io le voglio bene.

Mme Diss _ Sì?

France _ Le voglio profondamente bene.

Mme Diss _ Ma io non l’ho mai conosciuta prima. Ah, fa caldo, così caldo. Ci si guarda attorno e si vedono solo campi di mais.

France _ Le voglio bene per non avermi fatto un affronto, lei che è così radiosa, quando mi sono sposata con lui. Ero ancora rozza, ancora pesante e taciturna e lei avrebbe potuto, bellissima, astuta, ironica, lei avrebbe davvero potuto, non so, trovare strano e farlo capire che suo figlio, non solo fosse innamorato di una ragazza così, di quel genere, così poco piacevole da guardare e con niente da dire su alcunché, ma oltretutto, che quella ragazza, lui riteneva necessario presentargliela come sua moglie.

Avrebbe potuto riderne.

Poiché, a casa mia, di queste disparità si ride, sebbene non si abbia alcuna probabilità di essere da un’altra parte che dal lato ridicolo, dal lato inferiore della comparazione e di ogni comparazione possibile.

Perché, a casa mia, si sarebbe riso a vederci, lui e me, se si fosse potuto comprendere fino a che punto eravamo mal assortiti, e poiché lei non ha riso, le voglio bene, infinitamente, e penserò sempre che lui ha avuto fortuna a nascere da lei….

Mme Diss _ Non ho riso, ma di che cosa…..Forse. Alla fine, per me era indifferente.

Io stessa stavo per risposarmi, ero innamorata cotta di quell’ultimo imbecille.

Come vuoi tu.

Si vede solo mais e ancora mais, France. Il mais assedia la vostra casa, e il caldo picchia e non c’è un albero, solo questo gran mais, che non fa ombra.

France _ Capita che i bambini si perdano nel mais.

No, lei non è detestabile.

A volte occorre una mezza giornata per ritrovarli. Ho così paura che uno di loro, un giorno, perduto nel mais, muoia di sete e di spavento, che aspetto con impazienza la fine dell’estate, che venga tagliato.

Lei, Madame Diss, è talmente più esperta, più scaltra, più bella di me e ciò nonostante, non so, lo ripugna l’idea di parlarle, a sua madre. Sperava, credo, che questa foresta di mais, tra lui e lei, avrebbe impedito la sua venuta, ma ecco, si è sbagliato, e se lei sapesse come lo irrita l’amore che ho per lei!

Mme Diss _Fagli sapere che non vengo per lui.

Tutti questi sentimenti: digli che m’importano poco. Non deve fare altro che prestarmi dei soldi, con freddezza. E poi me ne vado.

France _ Lei è ricca, ma le presto io, glieli do io.

Mi spiegherò con lui. Come farà a capire?

Ritiene che io non abbia alcun motivo per esserle grata per la sua simpatia. È normale, dice lui. E invece no!

A chi dare il proprio amore, per chi sacrificarsi, allora, se non per chi non ti prende in giro? Io le voglio bene e la bellezza mi impressiona, negli occhi, il naso diritto, la sua pelle.

Ha parcheggiato l’automobile lontano dal mais. È là che aspetterà i fuochi d’artificio, in pieno sole, alle tre?

Mme Diss _ Ecco qualcuno, con un abito blu con le spalline sottili! Capelli con un bel taglio, rossetto accesissimo!

France _ Sì, è lei, quella che viene per il 14 Luglio.

È lei, non è vero?

Mme Diss _ Sei una brava mogliettina.

Credi che qualcuno si preoccupi abbastanza del 14 Luglio, tra il mais, da affrontare, per puro piacere, questo caldo, questo cielo bianco? Sei tutta eccitata, France.

Rientra e digli che non aspetterò i fuochi d’artificio, che voglio il denaro prima. Digli questo, a mio figlio.

Sei sudata. Hai le ascelle zuppe. Rientra, parlagli, digli che non provo niente, parla, digli che vengo semplicemente per un affare, per una agevolazione.

E cambiati, ripulisciti, France. Che caldo! Com’è tutto afoso e lattiginoso sopra al mais.

France _Sì, ne ho uno più carino, lo tengo per i fuochi d’artificio. Avrò i tacchi alti e le gambe abbastanza nude. Le do tutto quello che abbiamo, Madame Diss, madre cara, e ci penso io a spiegarglielo a lui, che si infurierà.

Però il mio debito nei suoi confronti è notevole! Oh, mi permette di chiamarla: mamma?

Oh, per favore.

Mme Diss _ Va’, occupati del prestito. Non ti avvicinare più. Ci vedremo dopo. L’odore del tuo sudore è forte, come quello di un animale che ha paura. Ma fatti bella, fatti bella.

France _ Lei è troppo bella per me, mamma, Madame Diss, così bella….



Estratto dal testo inedito Le Serpi di Marie NDiaye, traduzione di Simona Polvani, depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia). Tutti i diritti riservati.

Per ulteriori informazioni o se foste interessati a leggere il testo integrale: sp@simonapolvani.com

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Tradurre -oggetti d'uso

“L’inattendu”- L’inatteso. È stato come affacciarsi sul bordo di un pozzo colmo al culmine dell’acqua e specchiarsi, leggere sulla liquidità mossa della superficie parole di altri, di un altro, in una lingua conosciuta ma non dominata, piena di erre dolci, di termini che si spengono scivolando, di accenti acuti, gravi, circonflessi marcati a fuoco, di dieresi gentili, passi di danza in forma di cedille a spezzare le pianure delle frasi, di zeta perdute e ritrovate, di acca tramutate in asc(h)e, di una lingua discendente dalle antiche gesta, territorio delle romanze e dell’amour de loin.
Vedersi in quello specchio, sentire e risentire, quelle parole d’altri, di un altro, e volerle possedere, dentro il ventre, tenerle, dentro il ventre che è la mente, dentro il ventre della bocca, e generarle, di nuovo, rigirarle tra la lingua, impastarle, dar loro forma, partorirle nella propria lingua, nuove, diverse e prossime, sorelle, sorelle di segni, di interpunzioni, di idioma.
Desiderare che quella voce che senti leggendo nella mente, emettendola in suoni, stropicciandola con gli occhi, diventi anche la tua voce, l’articolazione delle tue parole, la modulazione del tuo respiro che si adagia sul respiro dell’altro, che il tuo ritmo delle sillabe che batte sul palato e tra i denti sia del ritmo dell’altro richiamo allitterato, nell’accesso di un testo scritto per essere detto, per risuonare nella cavità toracica, alzare e abbassare il diaframma di corpi e bocche di attori, e occupare la scena, i palcoscenici, teatri all’italiana, anfiteatri, moderni palchi rasoterra di fabbriche e hangar dismessi, l’etere di onde radiofoniche.
L’inatteso/L’inattendu, che Fabrice Melquiot mi ha regalato in un pomeriggio di luglio– un fuoco che occupa la mente e un verbo, che per la prima volta diventa possibilità, TRADURRE.
Tradurre da voce a voce, tradurre da cassa di risonanza a cassa di risonanza, tradurre teatro, testi di teatro contemporaneo, dove l’aggettivo non è un accidente, testi di teatro di autori viventi, che affrontano temi legati al nostro presente contingente-universale, al nostro sempre e qui. Pièce per adulti, adolescenti, bambini.
Ho iniziato nel 2003, traducendo due brevi passi del testo “La tigre blu dell’Eufrate” di Laurent Gaudé, la sfida che Alessandro Magno in agonia lancia al dio dei Morti. Frammenti, come buchi nel testo, ordito, in cui l’attore francese “diceva” in italiano, nella tela estesa del tessuto arabescato francese.
Ho proseguito con due testi immaginifici di Fabrice Melquiot, “Sulla mia pietra non farà notte” e “Albatros”, poi ho incontrato Christophe Pellet e la sua magnifica trilogia sulla fine del XX secolo “Il ragazzo giraffa”, Marie Ndiaye con la magia perversa de “Le serpi”. Ho poi conosciuto la crasi tra oriente e occidente di Gao Xingjian, già Premio Nobel per la letteratura – in parte mi ha cambiato la vita: “La Fuga”, su Piazza TienAnMen, “Ballata notturna”, manifesto al femminile, “Il Sonnambulo” sulle deviazioni del potere, “Il mendicante di morte”, contro le mistificazioni dell’arte contemporanea e la società dei consumi.
Ho scelto poi “Il muro” di Eddy Pallaro, per la ricchezza della sua parola scarna, “I bambini della Luna Piena” di Emanuelle delle Piane, reinvenzione poetica di un fatto criminale atroce, per poi tornare a Gaudé con “Onìsio Furioso”, un Dioniso barbone a New York in uno struggente à rebours.

Per ogni traduzione terminata ci sono almeno tre cantieri aperti. Per il 2012-2013, in effetti, ce ne sono molti di più: “Wanted Petula” e “Le laveur de visage” di Melquiot, “Le Murmonde” di Serge Kribus, “Louise les ours” di Karin Serre, “De la révolution” di Joseph Danan, e altri tre testi di Gao Xingjian.

Negli ultimi anni, oltre ai testi teatrali, ho tradotto anche alcuni saggi e poesie di Gao Xingjian.

Un altro desiderio adesso: tradurre voci silenziose, destinate a rimanere sulla carta, romanzi fatti per risuonare dentro di noi, da autore a lettore. Traccio una prospettiva, solo e sempre a matita.

Simona Polvani

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: