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IL SONNAMBULO

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, L'allucinazione, 1983, inchiostro di china
Gao Xingjian, L’allucinazione, 1983, inchiostro di china

Gao Xingjian scrive il testo teatrale Il sonnambulo nel 1993.

L’inizio delle pièce

PERSONAGGI
Nello scompartimento del treno:
UN VIAGGIATORE
UN VECCHIO BARBUTO
UN RAGAZZO
UNA RAGAZZA
UN SIGNORE
IL CONTROLLORE
Nelle scene dell’incubo:
IL SONNAMBULO
IL SENZATETTO
IL NOTTAMBULO
LA PROSTITUTA
L’UOMO
L’UOMO SENZA VOLTO
Gli stessi attori interpretano i due ruoli nel rispettivo ordine.

1.
Scompartimento di treno illuminato dall’interno. Su ciascun lato tre poltrone rosse una di fronte all’altra. Sulla porta a vetri la scritta rossa «Non fumatori» è stata visibilmente grattata. A destra, un viaggiatore seduto vicino al finestrino con la tenda tirata; il secondo posto è libero; un vecchio barbuto, seduto nel terzo posto, rolla una sigaretta. A sinistra, una ragazza è stesa sulle poltrone, coperta con un cappotto, con la schiena rivolta verso gli altri. Un ragazzo si appoggia alla porta. Rumore di vibrazione del treno in corsa. Entra il controllore.

IL CONTROLLORE   Buonasera. I biglietti, prego!
IL RAGAZZO (sorridendo)   Mi hanno fregato il portafoglio.
IL CONTROLLORE   Con il biglietto?
IL RAGAZZO   Mi hanno rubato i soldi e le valigie in stazione. Che stronzata! Non c’era più tempo di…Parto per una gara, una gara internazionale.
IL CONTROLLORE   È uno sportivo?
IL GIOVANE   Sportivissimo! Faccio vela. Un cosa maledettamente cara, no? Per fortuna, ho uno sponsor, che paga sempre tutto. (Sorride)
IL CONTROLLORE   Non ha neanche i documenti?
IL RAGAZZO Sì. (Tira fuori un foglio)   Ho fatto denuncia alla polizia della stazione. (Il controllore prende il foglio e annota qualche riga su un taccuino) Jean –trattino – Claire F-a-b-i-e-n – trattino – M-a-le-r-o. Nome un po’ strano, no?
IL CONTROLLORE (rivolgendosi al vecchio barbuto) Signore, il biglietto, prego.
IL VECCHIO (continuando a rollare il tabacco, senza alzare la testa)  Sorry, I have not.
IL CONTROLLORE Non ha neanche soldi, suppongo?
IL VECCHIO No, no money.
IL CONTROLLORE Dove è salito? Dove è diretto?
IL VECCHIO (articolando con un accento strano) Sono uno
straniero volontario.
IL CONTROLLORE Do you speak english?
IL VECCHIO A little.
IL CONTROLLORE Well, where are you going?
IL VECCHIO Maastricht.
IL CONTROLLORE This train don’t go to Maastricht. Do you understand?
IL VECCHIO O.K.
IL CONTROLLORE Do you have a passeport?
IL VECCHIO Yes. (Si fruga in tasca e tira fuori un passaporto)
IL CONTROLLORE (guardando il passaporto) Abita a Parigi?
IL VECCHIO My brother lives in Paris.
IL CONTROLLORE Non è il suo passaporto, allora?
IL VECCHIO Why?
IL CONTROLLORE Non ha un recapito? Un domicilio fisso?
Niente?

Il vecchio lo guarda senza fiatare. Il controllore prende
qualche appunto e gli restituisce il passaporto.

IL CONTROLLORE (al viaggiatore)   Signore, prego. (Il viaggiatore gli dà il biglietto) Si trova in prima classe, è un biglietto di seconda.
IL VIAGGIATORE   Dov’è la seconda?
IL CONTROLLORE Si trova su un Trans Europe Express che non ha la seconda classe.
IL VIAGGIATORE   Ma non c’è indicato niente sul vagone, vede!
IL CONTROLLORE   Tutto ciò che è rosso, tappeti e poltrone rosse, indica la classe. Avrebbe dovuto prendere un treno prima, o il successivo, due ore e quindici minuti più tardi.  Deve pagare un supplemento. (Calcola) Duecentocinquanta franchi, per favore. (Il viaggiatore paga) Grazie. …Signora, prego!

La ragazza trova un biglietto nella borsa e glielo dà.
IL CONTROLLORE   Signora, il suo biglietto è scaduto.
LA RAGAZZA   Oh, mi scusi!
IL CONTROLLORE   Non ne ha un altro?
LA RAGAZZA   Sì, certo.
Si alza, prende cappotto e borsa, esce dallo scompartimento. Il controllore la segue. La ragazza si fruga nelle tasche del cappotto. Il ragazzo strizza l’occhio al viaggiatore e occupa il posto di fronte. Tira fuori un pacchetto di sigarette e fuma.
LA RAGAZZA È davvero strano… Non so come mai, non lo trovo più…
IL CONTROLLORE Le capita spesso?
LA RAGAZZA Veramente no. Forse… (Tira su il fondo del cappotto e mostra la gamba)
IL CONTROLLORE Eh… Beh (Le restituisce il biglietto) Buona fortuna, Signora!
Esce. La donna rientra nello scomportimento.
IL RAGAZZO (alzandosi) Mi scusi. Il suo posto…

Lei non risponde, riprende il suo posto vicino al finestrino. Si avvolge nel cappotto.
IL RAGAZZO (sedendosi accanto a lei, al viaggiatore) Lei ha comprato un biglietto, e le hanno fatto pagare una multa! (Gli mostra un pacchetto di banconote nascosto sotto la camicia e gli sorride) Pizzicano solo chi è in regola: buffo, no? Dovrebbe giocarci con quelli lì, solo questi trucchi funzionano.

Il viaggiatore ricambia il sorriso, poi prende un libro.

IL RAGAZZO (voltandosi verso la donna) Va in vacanza, mi pare? Oppure ha un appuntamento? Una visita importante? Dove va? Viene da lontano, no? Sbaglio? Oh, mi scusi. L’ho irritata? Una
semplice domanda, così, giusto per curiosità.
Un signore, che indossa soprabito e cappello, passa davanti alla porta, guarda l’insegna «Non fumatori» grattata e entra nello scompartimento. Si siede vicino alla porta, tira fuori un sigaro. Il ragazzo gli porge l’accendino.
IL SIGNORE Grazie. In tutto il treno, ho trovato solo questo angolino per fumare! È normale? (Si accende il sigaro e restituisce l’accendino al ragazzo). C’è un vagone letto, un vagone ristorante; c’è un menù, vino, formaggi, ogni servizio per non fumatori. Ma i fumatori, quelli, a quanto pare non hanno il diritto di viaggiare comodamente. Bel modo di concepire le cose!

Nessuno gli risponde. La donna spegne la lampada di fianco e chiude gli occhi. Il viaggiatore, tranquillamente sprofondato sul sedile, si è messo a leggere. La luce si affievolisce lentamente, mentre il rumore del treno diventa sempre più forte. Ognuno sonnecchia. Buio progressivo nello
scompartimento.

UNA VOCE (quella del sonnambulo nell’oscurità) Di notte, una pioggia fine che si infiltra dovunque. In questa città, eternamente inquinata dal gas e dal rumore delle automobili, non sai da quando,
né dada quando,né quanto tempo non hai più sentito la freschezza della pioggia. Passeggi per la strada, tutto il tuo corpo è bagnato dall’aria fresca. È fresca davvero? Non ti riguarda. Comunque, nessuna automobile, nessun passante. Nessuno ti disturba e non hai bisogno di cedere il passo. Nessun «Buongiorno», nessuno«Scusi». Ti risparmi tutte queste formule di cortesia, vuote di significato, e spesso così fastidiose. Sei stufo di questa vita che non hai davvero vissuto. In ogni caso, non hai ancora mai passeggiato con tanto piacere, in mezzo alla strada, senza urtare nessuno, senza rischiare incidenti.

La scena si illumina lentamente. Un angolo dell’incrocio in penombra, con un unico lampione che diffonde una luce molto fioca. Tempo nebbioso. Vestito con una lunga camicia, il sonnambulo, con le gambe nude, indossa un paio di scarpe pesanti con i lacci sciolti.

IL SONNAMBULO Ascolti i tuoi passi, il respiro, inspiri a pieni polmoni, profondamente… Solo i piedi hai al caldo, ma questo calore ti procura un dolce benessere. Certo, le tue scarpe sono un po’ pesanti, ma molto robuste. Assumi un’andatura grave, vai dove vuoi,  del tutto a tuo agio, senza
precipitarti né preoccuparti. (Cammina incrociando i passi) Non hai niente da fare, liberato dalle preoccupazioni quotidiane che ognuno si sforza di crearsi, come se tutti i problemi fossero svaniti, come se la vita tutto a un tratto non avesse più alcuno scopo. In ogni caso, qui, tu non hai più uno scopo preciso… (Riflette) né problemi particolari. Essere finalmente un uomo senza problemi… Ti chiedi se si tratti della felicità. E, alla fin fine, non puoi fare a meno di sentirti felice.  Tutti si tormentano, tranne tu che non hai angosce. Vorresti fare una dichiarazione solenne… ma la strada è deserta. Quindi, ti proclami, giusto per te, l’unico uomo senza problemi in questa città immensa! Accelera il passo, misura il selciato a grandi passi, zoppicando, e alla fine cade su delle scatole di cartone ammucchiate sul marcipiede, dall’altra parte della strada.
IL SENZATETTO Che cos’è? (Tira fuori la testa da una scatola di cartone) Chi sei?

Estratto dal testo pubblicato nel volume “Teatro. Il sonnambulo, Il mendicante di morte, Ballata notturna”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani, postfazione di Antonietta Sanna (ETS Edizioni, 2011) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “Teatro” di Gao Xingjian
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LA FUGA

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, “L’universo selvaggio”, 1984, inchiostro di china

 

La fuga  (1989) è il testo teatrale che ha causato a Gao Xingjian la messa al bando dalla Cina e la censura di tutte le sue opere.

Nel 1989, di fronte ai fatti tragici di Piazza Tienanmen, la repressione nel sangue dei movimenti studenteschi (e non solo) riuniti da giorni nella piazza, Gao Xingjian è sollecitato da un teatro statunitense a scrivere un testo che racconti quei fatti.

Gao scrive La fuga, che a causa della sua visione antieroica tradisce tuttavia le aspettative del committente,. L’autore non è disponibile ad apportare modifiche e il testo viene rifiutato.

Protagonisti della pièce sono tre personaggi: un intellettuale, uomo maturo, uno studente e una giovane attrice, che casualmente si trovano a condividere il tempo di una notte, nello spazio sinistro di un magazzino dove hanno trovato rifugio, cercando disperatamente di sfuggire alla morte. Fuori, l’esercito sta passando a ferro e fuoco la piazza e le strade della città.

Gao allude evidentemente alla notte del 4 giugno del 1989 senza però  mai chiamarla in causa direttamente.

Quei fatti diventano quindi l’occasione per allargare il campo di riflessione e scrivere un testo universale. Non solo e non tanto contro il governo di Pechino, ma contro tutte le ideologie che hanno caratterizzato il novecento e contro il potere liberticida, per riaffermare l’aspirazione dell’essere umano a vivere libero da condizionamenti che riducono il pensiero a quello del potere e ne sottopongono la vita all’infamia del terrore e della violenza.

La fuga è anche un manifesto dello status dell’artista, che sceglie di stare ai margini della società per essere libero nel creare e assicurare autenticità alla propria opera.

Al tema politico si incrocia un tema ricorrente della drammaturgia dell’autore cinese: il rapporto problematico e perverso- a tratti – tra l’uomo e la donna e la volontà di quest’ultima di trovare e rivendicare un’autonomia di pensiero e di visione del mondo rispetto a quella dell’uomo.

L’inizio della pièce

Personaggi
Il ragazzo (20 anni)
La ragazza (22/23 anni)
L’uomo (40 anni)

La pièce si svolge in un deposito dismesso, in una grande città. Inizia nelle ultime ore della notte e termina al sorgere del sole.

1.

Oscurità totale. Si sente, non lontano, il boato di una colonna di carri armati che avanzano rumorosamente sul viale asfaltato. I fucili d’assalto mitragliano senza tregua. Lentamente, l’oscurità lascia indovinare un luogo in rovina, una sorta di deposito nel cuore della città. A sinistra, una piccola porta arrugginita. Si apre. La luce dei lampioni spazza il locale.
Un ragazzo entra, ansimante. Cerca di identificare, nella penombra, questo strano posto. Ai quattro angoli sono ammonticchiati vari oggetti e attrezzi dalle forme indefinite.

Il ragazzo (verso l’esterno): Presto, entra!

La ragazza: Non c’è nessuno?

Il ragazzo: Sssst !

La ragazza (respirando con difficoltà): È così buio, non si vede niente.

Il ragazzo: Una volta abituati, andrà meglio….(chiudendo la porta precipitosamente). Se nessuno vede nessuno stiamo al sicuro.

(La ragazza si addossa alla porta e respira profondamente. Si sente di nuovo il rumore sordo di una mitragliatrice)

Il ragazzo: Uccidono ancora!

La ragazza: Quando hanno aperto il fuoco, all’inizio, pensavo sparassero in aria con proiettili di plastica….Chi avrebbe potuto immaginare si servissero dei riflettori per inseguire la folla e mitragliarla?

Il ragazzo: Utilizzano anche le pallottole esplosive!

(Ispezionano il luogo)

La ragazza: Ehi! Da dove arriva questo sangue sulle mani?

Il ragazzo: Sei ferita?

La ragazza (palpandosi il corpo): Dappertutto….sangue dappertutto!

Il ragazzo: Ma dov’è la ferita?

La ragazza (piangendo): Tutto il mio corpo….tutto il corpo.

Il ragazzo: Non così forte: potrebbero sentirti da fuori!

La ragazza (crollata, accasciata): Tutto il mio corpo….

Il ragazzo (palpandola): Esattamente dove ti fa male? Presto!

La ragazza: Il petto! Non posso più respirare. Sto per morire…..

Il ragazzo: Calmati. Il sangue è solo sul vestito. Forse è il sangue di qualcun altro, ti ha sporcato.

La ragazza: Vivrò?

Il ragazzo: Che domanda! Certo che vivrai!

La ragazza: Non voglio restare invalida…..

Il ragazzo: Non dire stupidaggini: le mani, le braccia….non ti manca niente.

La ragazza (dopo un lungo silenzio): La vedo….

Il ragazzo: Chi?

La ragazza: La vedo….quella ragazza che fuggiva con me. Si teneva la pancia. Aveva appena aperto la bocca per gridare quando è caduta in ginocchio. Il sangue le colava tra le dita…..

Il ragazzo: Lo so. I carri armati erano proprio dietro di voi. Schiacciavano tutto: gli striscioni, i cassonetti, le biciclette, le tende.

La ragazza: Sì, le tende…..Credo che molte persone della nostra stazione radio ci siano rimaste. ……Non ce la faccio più ad alzarmi.

Il ragazzo: Distendi le ginocchia!

La ragazza: Questo dolore acuto….

Il ragazzo (palpandola di nuovo): Non è niente, solo dei graffi. Se no, come avresti fatto a correre così lontano?

La ragazza: Tu mi hai tirato fin qui…..

Il ragazzo: Ho capito che eri nel panico. C’è mancato poco.

(La ragazza lo abbraccia all’improvviso)

La ragazza: Dimmi, sono ancora in vita?

Il ragazzo: Vivremo tutti …..almeno quelli che ce l’hanno fatta a fuggire dalla piazza.

(Si sente, non troppo lontano, il sinistro crepitio di un fucile d’assalto)

La ragazza: No! (Lo abbraccia più forte)

Il ragazzo: Adesso mitragliano sul grande viale.

La ragazza: Possono inseguirci fin qui?

Il ragazzo: Per il momento, suppongo abbiano altro da fare che occuparsi di noi. Perciò qui siamo al sicuro fino al sorgere del sole.

La ragazza: Sei ferito alla testa!

Il ragazzo: No! ….Dove? (Si passa una mano tra i capelli. Una piccola massa deforme gli rimane incollata tra le dita) ….Un pezzo di cervello!…..Era a qualche passo da me quando ho sentito un rumore sordo: le era appena esplosa la testa.

La ragazza: Sulle gambe…..Anch’io ne ho! Ho la nausea, sto per vomitare.

Il ragazzo: Sui tuoi abiti, c’è sangue dappertutto.

La ragazza: Non sopporto più quest’odore….

Il ragazzo: Allora, togliti il vestito. (Si allontana). E riposati un attimo.

La ragazza: No, non ti allontanare….

Il ragazzo: Sono vicino a te.

La ragazza: Prendimi la mano.

Il ragazzo: Tremi.

La ragazza: Ho voglia di piangere.

Il ragazzo: …………….

La ragazza: Non ci riesco. Ma ho voglia di piangere!

Il ragazzo: Non devi: fuori potrebbero sentirti.

(Lui l’abbraccia)

La ragazza: Sai….vorrei urlare fino a spezzarmi la voce. Lasciami gridare una volta, una sola volta. Dopo, potrò anche morire. Non vedrò più niente, non sentirò più niente…..C’è un rumore!

Il ragazzo: Non è niente.

La ragazza: Ascolta!….Ascolta!

Il ragazzo: Hai davvero i nervi a pezzi.

La ragazza: Sento un respiro.

Il ragazzo: Il mio, forse.

La ragazza: No, c’è qualcuno!

(La porta si socchiude leggermente: un raggio di luce penetra per qualche secondo, poi la porta si richiude)

La ragazza (mormorando): Un ladro?

Il ragazzo: Un ladro….Chi rischierebbe la vita per soldi in circostanze come questa? Se c’è qualcuno, è un fuggiasco. Non fare rumore!

(La porta si apre bruscamente. Nella strada, le auto militari si succedono e filano a tutta velocità. Un’ombra entra e richiude immediatamente la porta. Silenzio. La fiamma di un accendino illumina a un tratto il viso di un uomo di mezza età)

Il ragazzo: Che cosa fai?

L’uomo (sorpreso): Fumo…..Cerco un rifugio.

Il ragazzo: È vietato fumare, qui.

L’uomo: La città è incendiata dai soldati. Dovunque nelle strade si sprigiona un fumo spesso…..e allora, che importanza può avere una scintilla in più? Smettila di giocare alla guardia. Vuoi una sigaretta?

Il ragazzo (uscendo dal nascondiglio): Sei fuggito dalla piazza?

L’uomo: No, da casa mia: non potevo restare neppure là.

(Aziona l’accendino e illumina il suo interlocutore)

Il ragazzo: Hanno già cominciato a perquisire ogni casa?

L’uomo: Se si aspetta che arrivino, sarà troppo tardi. (Gli passa una sigaretta e l’accende, osserva il suo interlocutore, guarda la t-shirt che porta). Sei uno studente? Com’era sulla piazza?

Il ragazzo: I carri armati la accerchiano completamente. Ai quattro angoli hanno acceso le lampade che si usano abitualmente per le feste e illuminano la sparatoria. Ho paura che tutti quelli che non sono fuggiti siano spacciati. Su tutte le strade, non ci sono che cadaveri.

L’uomo: Non c’è un solo posto sicuro in questa città! Anche se resti a casa tua, le pallottole volano da fuori. Nel mio palazzo, un vecchio spostava i suoi vasi di fiori dal balcone – lui coltiva delle orchidee – per paura che il fumo delle auto in fiamme nella strada le annerisse. Mentre apriva la porta del balcone, una pallottola gli ha attraversato la fronte. È morto in battaglia.

Il ragazzo: Certi soldati hanno avuto un addestramento da tiratori scelti. Hanno paura che la gente faccia fotografie, paura delle prove.

L’uomo: Il vecchio portava solo gli occhiali. Era molto miope: un contabile in una fabbrica di birra, in pensione. (Silenzio. Fa luce con l’accendino). È un deposito?

Il ragazzo: Chiedilo al diavolo….

L’uomo (facendo un giro d’ispezione): Una scala: un ponteggio o una forca?

Il ragazzo: Assomiglia all’inferno.

L’uomo: Forse, ma almeno ci si può nascondere. Comunque, è meglio del mattatoio in piena luce. Sei fuggito da solo?

(La ragazza, che si è tolta l’abito, si nasconde in fretta)

Il ragazzo: Il nostro gruppo è arrivato da sud. Quando ci hanno visto correre, hanno aperto il fuoco. Si sono dispersi tutti e io mi sono ritrovato qui…..E tu, perché sei fuggito?

L’uomo: Io? Un’ora fa ho ricevuto una telefonata anonima che mi consigliava di fare attenzione alla mia vita di figlio di un cane.

Il ragazzo: I membri della Sicurezza?

L’uomo: Può darsi un amico, cosciente della situazione, che ha usato questo metodo per salvarmi la pelle.

Il ragazzo: Significa che possiedono già una lista nera di persone da arrestare?

L’uomo: Hanno tutto sulla piazza: dai posti d’ascolto per le intercettazioni telefoniche ai sistemi video sofisticati. Tutti quelli che hanno scritto un articolo o pronunciato un discorso sono archiviati sui computer. Arrestano chi vogliono quando vogliono. Ai loro occhi la vita ha poco prezzo …..

Il ragazzo: Allora, che fare? Si possono attraversare i viali ?

L’uomo: Chissà! Le strade adesso sono piene di auto militari. Come valutare se si ha o no una chance?

(Sceglie con cura un posto per sedersi, spegne l’accendino e respira profondamente)

Il ragazzo: Solo sedersi e aspettare?

L’uomo: Deve mancare un’ora al sorgere del sole….

(Silenzio. La ragazza esce lentamente dal nascondiglio, sempre senza abito. Urta qualcosa. L’uomo spegne immediatamente la sigaretta. La ragazza si avvicina. Lui si alza e fa luce con l’accendino)

L’uomo: C’è qualcuno?

La ragazza: No! Non accendere.

L’uomo (sconcertato): Ah, scusa. (Spegne l’accendino)

La ragazza (al ragazzo): Che facciamo?

L’uomo (ironico, di fronte alla giovane coppia): Che bell’entusiasmo…..ma ora e luogo non sono proprio i più comodi.

Il ragazzo: I suoi vestiti sono completamente macchiati di sangue!

L’uomo: Una ragazza non dovrebbe partecipare a questo genere di agitazioni!

La ragazza: I vecchi e i bambini che ci circondavano si sono accasciati nel sangue. Accasciarsi nel sangue…..questo ha un senso per te?….Sulla piazza a mezzanotte c’era una marea umana, come durante i più bei giorni di festa. Nessuno avrebbe potuto immaginare….

L’uomo: Bisognava prevedere.

Il ragazzo: E tu, l’avevi previsto?

L’uomo: Non avrei mai creduto che potessero essere così crudeli.

Il ragazzo: Nemmeno noi.

L’uomo: Ma non è una scusante. Avreste dovuto pensare a organizzare la ritirata all’epoca in cui il movimento è cominciato.

Il ragazzo: E tu, ci avevi pensato?

L’uomo: Ognuno avrebbe dovuto pensarci.

Il ragazzo: Se ci hai pensato, perché non sei fuggito prima, evitando di ritrovarti in una posizione così spiacevole?

L’uomo: Avevo voglia di vedere l’epilogo.

Il ragazzo: Eppure un epilogo prevedibile, per te. Allora, perché ti sei lasciato travolgere ?

L’uomo (con amarezza): Mio malgrado….A dire il vero, ho iniziato molto presto a odiare questa sporca politica; davvero presto ne ho
avuto abbastanza!

Il ragazzo: Chi ti ha costretto?

L’uomo: Ragazzino, non credere di essere il solo a indignarti. Tutti condividono questa indignazione. Se no come giustificare tanti manifestanti nelle strade a sostenervi…..E a farsi massacrare.

Il ragazzo: Eppure, tu non sembri convinto del senso profondo della lotta di un popolo che combatte per ottenere la libertà e la democrazia….

L’uomo (riscaldandosi): La lotta di un popolo….! Tu vuoi parlare di qualche milione di abitanti di questa città, mani e pugni nudi, senza armi, solo con delle bottiglie di limonata e dei mattoni per opporsi ai fucili e ai carri armati. Un autentico suicidio…. Eroico forse, ma ingenuo e stupido! Le persone, purtroppo, non possono evitare questo genere di ingenuità e stupidità.

Il ragazzo: Compreso tu?

L’uomo (amaro): Compreso io.

Il ragazzo (più vicino): Hai rimpianti?

L’uomo (con freddezza): È troppo tardi per avere rimpianti.

Il ragazzo: La lotta del popolo per ottenere la libertà prima o poi trionferà. Anche se dobbiamo pagare col sangue.

L’uomo: E perché in questo caso sei fuggito di fronte ai carri?

Il ragazzo: Non volevo un sacrificio inutile.

L’uomo: Ma chi farà allora questo genere di sacrifici? Forse persone come me? Parli a nome di un popolo ma non sei capace di comandare su te stesso. Parli di vittoria finale ma non riesci a dominare neppure te stesso. Questa lotta per la libertà porterà solo alla morte: equivale al suicidio. Se non c’è più vita, che senso può avere ancora un’ipotetica vittoria finale? Tu ed io dobbiamo fuggire: è questa la verità!

Il ragazzo (visibilmente molto innervosito): Gli uomini non sono dei cani….

La ragazza (fermandolo): Lascialo perdere. Presto sarà giorno!

Il ragazzo: Non posso sopportare questo genere di….

L’uomo: Ragazzino, forse tu non puoi sopportare….ma devi sopportare. Devi sopportare la disfatta. Questo entusiasmo cieco di fronte alla morte non serve a niente.

Il ragazzo: Tu parli solo di capitolare. Va allora ad arrenderti alla giustizia. Dichiara che sostieni il massacro, che tutti quelli che sono morti erano dei delinquenti, e che tu sai dove si rintanano due individui della stessa specie, che hanno il corpo ancora coperto di tracce di sangue!

L’uomo (ridendo con freddezza): Non sono nemmeno sicuro che funzionerebbe. È piuttosto te che libererebbero. Posso già sentirli: tu sei ancora un bambino….ti sei fatto raggirare….quelli che ti hanno incitato alla sommossa sono persone come me…..Può darsi che abbiano già scritto una confessione. Gli sarà sufficiente trovare il ragazzo che “spontaneamente” la pronuncerà davanti alle telecamere della televisione….

Il ragazzo: Questa insinuazione mi offende, è un insulto nei miei confronti, alla mia personalità!

L’uomo: E tu credi che loro si interessino della tua personalità? Il tuo preteso popolo, lo schiacceranno fino a ridurlo in poltiglia…e oltretutto in nome del popolo. Te lo ripeto: è con la fuga che ci dobbiamo confrontare, è il nostro destino, tuo e mio. (Mormorando) Il destino umano, è sempre la fuga!

(Si sente, molto vicino, una sventagliata di mitra. Si sono ravvicinati e si stringono gli uni contro gli altri. Grattano alla porta)

Estratto dal testo pubblicato nel volume “La Fuga”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani (Titivillus Edizioni, 2008) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “La fuga”

di SIMONA POLVANI – martedì 26 giugno 2012, ore 16.30

locandina Impatience

Ci sono titoli suggestivi e Impatience (Impazienza), coniato da Olivier Py per il proprio festival parigino dedicato alle compagnie giovani riesce sicuramente a cogliere quella urgenza giovanile di essere che è alla base di ogni atto creativo.
La quarta edizione del festival organizzata dallOdéon-Théâtre de l’Europe, dal Centquatre e da Télérama, in collaborazione con France Inter è andata in scena dal 9 al 14 maggio in tre  spazi teatrali situati in altrettanti quartieri di Parigi, a disegnare un triangolo ideale che ha unito il molto classico teatro all’italiana dell’Odéon-Théatre de l’Europe nel Quartier Latin, col moderno Atelier Berthier, periferia nord-ovest della città – nella sua vita passata vecchio magazzino per scenografie- e col Centquatre, periferia nord-est, caso estremo di riconversione, trasformato da sede del Servizio Comunale di Pompe Funebri (1905 -1998) in affascinante e smisurato centro culturale multidisciplinare. Un triangolo ideale con un obiettivo programmatico molto concreto: riuscire a coinvolgere pubblici tra loro lontani, geograficamente e socialmente.
Il programma articolato in sei spettacoli – per ognuno dalle due alle quattro repliche -, tutte creazioni compiute e non primi o secondi studi, scelta precisa e condivisibile del festival, ha offerto un’istantanea sulla creazione contemporanea di compagnie emergenti made in Francia, Belgio e Germania. Dalla visione d’insieme è emersa da una parte la varietà delle attrazioni verso temi e nuove forme di messa in scena, dall’altra la presenza di alcuni elementi ricorrenti, tra i quali la costruzione drammaturgica per frammenti; il tentativo di inglobare sempre più il pubblico nello spettacolo, interpellandolo in modo frontale con la modalità del racconto o del dialogo, vero o fittizio che sia, la polifonia dei linguaggi, una diffusa performatività attoriale.
A differenza di molti festival teatrali, Impatience è anche un concorso: in palio l’assegnazione del Premio Odéon-Télérama-Centquatre per il migliore spettacolo, conferito da una giuria di personalità del mondo teatrale, e il Premio del Pubblico, assegnato dagli spettatori che abbiano potuto assistere a tutti gli spettacoli.
Entrando nel merito dei singoli spettacoli, iniziamo proprio con il vincitore del festival. Critica e pubblico si sono trovati unanimi nell’assegnare entrambi i premi a Le signal du Promeneur, del belga Raoul Collectif, andato in scena all’Atelier Berthier. Promeneur: è attraverso l’azione del camminare in solitudine  che si raggiunge, secondo Rousseau, quel pensiero liberato che permette di cercare se stessi. Cinque sono i talentuosi performer del Raoul Collectif che danno vita ad altrettanti promeneurs realmente esistiti: il mitomane e familicida Jean-Claude Romand, Frizt Zorn autore del romanzo Marte, Christopher Mc Candless, la cui storia è nota ai più grazie al film Into the Wild, uno scienziato, con cui il Collectif è in contatto, che da ben trentadue anni sta cercando nelle foreste del Messico un esemplare vivo di pterodattilo e Mike Horn, avventuriero dei nostri tempi, con i suoi 40.000 km percorsi dall’Equatore verso l’Oceano Pacifico. Le loro biografie distillate diventano la materia organica intorno a cui si sviluppa la drammaturgia, in una narrazione non lineare in cui si passa senza soluzione di continuità e attraverso gli espedienti più improbabili e surreali, ma sempre nell’economia di uno spazio ampiamente svuotato, nell’uso di elementi scenici come allusioni e citazioni, da un personaggio all’altro, da un paesaggio all’altro, immersi nella natura profonda, chiusi in una cameretta angusta, come nell’ufficialità pomposa di un’aula di tribunale. La parola sempre politica e in qualche modo eversiva, disarmante, allarmante, ecologica è sostenuta e dissacrata dal canto, spesso a cappella e dall’uso di strumenti musicali, integrati in un meccanismo ritmato di azioni sceniche rocambolesche, dal gesto umoristicamente enfatico, che mettono in rilievo i talenti del collettivo. Forse alcuni passaggi non sono ancora del tutto risolti, ma il Raoul Collectif è già una potenzialità espressa.
Sempre nel parallelepipedo nudo e nero dell’Atelier Berthier è andato in scena Invasion!, dell’autore svedese Jonas Hossen Khemiri, regia di Antù Romero Nunes per il Thalia Theater di Amburgo. La ficcante pièce di Khemiri è un congegno drammaturgico audace, polifonico, parossistico. Attraverso l’inseguimento della parola Abulkasem, che passando di bocca in bocca muta, alimenta fantasie fino ad incarnarsi in un leggendario e potente terrorista arabo, la pièce mette in luce parodisticamente il meccanismo di generazione dei luoghi comuni e del pregiudizio. Nonostante alcuni snodi rischino un’eccessiva casualità, la fluidità della recitazione di scuola tedesca, il dispositivo narrativo, l’uso originale di alcuni oggetti, da una macchina del vento alle maschere, intermezzi musicali-danzati su una colonna sonora che va dagli Abba a creazioni elettroniche, conferiscono allo spettacolo una vivacità e freschezza originali.
Il Collectif De Quark ci offre la soddisfazione di vedere in scena al Teatro 6 del Centquatre La festa di Spiro Scimone (La fête in francese), che allude all’anniversario per i trent’anni di matrimonio di una coppia che vive con il figlio adulto. De Quark propone una scelta stilistica di fondo insolita: il ruolo della madre, la manipolatrice, recitato, quelli maschili, dei manipolati, letti libro alla mano, trasmettendo senso del controllo, instabilità e autenticità. Da un’atmosfera quasi da mise en espace la scena si trasforma prima in un set televisivo, riducendo e aprendo l’immaginario attraverso la duplicazione dell’immagine dei volti -maschera degli attori su due televisori in proscenio, in sala da ballo (le luci di una palla stroboscopica fanno brillare palco e platea), infine in un paesaggio da spaghetti western: in una vita scandita dal ritmo degli spot, per annunciare la morte del figlio non ci sono più parole ma fumetti.
L’Italia è di nuovo presente nel titolo e all’interno dello spettacolo, sotto forma di due celebri brani di Tenco eseguiti dal vivo, nella riscrittura della Medea dell’autore fiammingo Tom Lanoye, Mamma Medea, regia di Christophe Sermet, all’Odéon. Uno spettacolo appassionato, che contrappone da subito il nerbo viscerale di una robusta Medea e della sua famiglia di barbari (a tratti dolci e sensibili) alla leggerezza dandy del civilizzato, bello e sottile Giasone, le ragioni dei quali siamo chiamati di volta in volta ad abbracciare, quasi arbitri involontari di una coppia di vicini troppo litigiosa. Mentre nel primo atto l’ironia e l’energia tengono alto il ritmo dello spettacolo, il secondo scade in una prolissità e in un patetismo eccessivi. Il finale è comunque drammaticamente inedito: in questa storia di incomprensioni e nevrosi contemporanee, infanticidi sono entrambi i genitori.
All’amore tradito è dedicato anche Partage de midi di Paul Claudel, regia di Jean-Christophe Blondel, secondo spettacolo in scena all’Odéon. L’attenzione tutta estetica alla scena, con un chiaro astrattismo simbolico, è interessante. La regia tuttavia non sembra aprire alcuna nuova e attuale chiave di lettura di questo testo, forse datato, di Claudel, che concepisce l’amore come un triangolo tra uomo, donna e Dio, lacerato, e nel suo potere salvifico infine distruttivo. Dello spettacolo rimane però una delle immagini più belle del festival: Nicolas Vial onda sinuosa languidamente strisciante sul palco nella scena della nuotata, oltre alla rarità della musica suggestiva di Wu Na eseguita sul palco.
In chiusura di questa panoramica su Impatience, lo spettacolo che ha catturato il mio voto di spettatrice: Embrassez-les tous dell’autrice Barbara M. Chastanier, regia di Keti Irubetagoyena. Il testo mette in scena in alternanza le sedute psicanalitiche di una ragazza in cerca della propria memoria infantile, che svolge ricerche scientifiche sui bulbi olfattivi dei polli, un ragazzo che lavora in un’azienda che i polli li alleva e uccide, la di lui madre alle prese con una gravidanza senza padre, un giovane a guardia di un muro che divide un di qua e un di là. In scena un divano, un’installazione di polli di plastica luminosi, un’attrice (la madre, il ragazzo del muro), un attore (la ragazza, il figlio), una voce off che ci porta da una storia all’altra. Il testo cinico e laconico, la partitura drammaturgica, con le didascalie integrate nell’azione – l’interprete recita dicendo le didascalie-, la qualità della performance attoriale, con veloci entrate e uscite a vista dai ruoli e una grottesca naturalezza espressiva ci restituiscono l’ansia di un tempo che ci sfugge, che è andato perduto, esploso in fatti terribili – lo scenario sotteso è quello del conflitto israelo-palestinese – di cui non abbiamo memoria, ma ne sentiamo il vuoto, in cui barriere sono state erette tra geografie fisiche, sociali, psichiche.
Avendo attraversato i luoghi del festival, non posso dire se l’auspicio di coinvolgere vari pubblici sia stato esaudito. Posso tuttavia condividere la gioia di aver visto sale esaurite (strapiene).

[versione integrale dell’articolo pubblicato su Quaderni del Teatro di Roma n°7 – Estate 2012]

Cover Quaderni del Teatro di Roma n°7 – Estate 2012

 

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Silvia Bottiroli, giovane studiosa, curatrice, organizzatrice teatrale e docente universitaria, dal novembre 2011 è direttrice artistica del Santarcangelo Festival che, prossimo all’inaugurazione – 13-22 luglio 2012 le sue date –  diventa con lei Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza.
Autrice di monografie sul drammaturgo e regista italiano Marco Baliani così come sull’ensemble francese Théâtre du Soleil, ha collaborato con le massime istituzioni del teatro italiano e fatto parte di reti internazionali. Ha lavorato con la Socìetas Raffaello Sanzio e curato le produzioni di Chiara Guidi.

Ci siamo date appuntamento su Twitter per una Tweet-intervista in dieci domande in cinque giorni, da lunedì 11 a venerdì 15 giugno 2012.
Ogni mattina posterò due domande alle quali Silvia risponderà durante la giornata.
Argomenti: performing arts, Théâtre du Soleil, drammaturgie italiane, utopie, comunità, piazze, Santarcangelo Festival.
Seguici su Twitter! Il nostro hashtag è #TwInt
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Secondo appuntamento a Pistoia per Seminamenti| Incontro all’autore con il drammaturgo Stefano Massini

di SIMONA POLVANI – Lunedì 21 maggio ore 17.18

Nel mese di aprile è iniziata a Pistoia la   rassegna Seminamenti – Incontro all’autore, dedicata alla scrittura letteraria e teatrale attraverso incontri con autori delle nuove generazioni, già rilevanti nel panorama nazionale e internazionale per l’autenticità e la qualità della loro espressione artistica.
L’iniziativa, di cui sono curatrice, è promossa e organizzata dalla Fondazione Banche di Pistoia e Vignole per la Cultura e lo Sport.

Quattro gli incontri in programma, tra primavera e autunno.
Ognuno di essi si articola in due momenti: uno indirizzato a tutto il pubblico e uno riservato agli studenti degli Istituti secondari di secondo grado della Provincia di Pistoia, nello spirito delle attività della Fondazione specificatamente dedicate alla formazione dei giovani. L’intento e il desiderio è di offrire agli studenti l’occasione di entrare in contatto con voci contemporanee della letteratura e del teatro che difficilmente potrebbero incontrare all’interno dei programmi scolastici.
La rassegna è a ingresso libero.

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Federica Iacobelli

Il primo appuntamento, dal titolo Scritture d’infanzia , si è svolto lo scorso aprile e ha visto protagonista Federica Iacobelli, autrice di storie per albi illustrati, romanzi brevi, racconti, sceneggiature, libretti d’opera e drammaturgie, quasi sempre dedicati al pubblico dell’infanzia. Nell’incontro rivolto al pubblico, presso la Biblioteca Forteguerriana, giovedì 19 aprile, ha dialogato con l’autrice Manuela Trinci, studiosa di letteratura per l’infanzia, psicologa e psicoterapeuta infantile. L’attrice Mirella Mastronardi ha interpretato un collage di brani scelti da opere della Iacobelli, in un reading che ne  ha restituito l’immaginario fecondo, delicato, profondo.
Il 20 aprile presso la Sala Convegni del Convento di San Domenico Federica Iacobelli ha incontrato gli studenti degli istituti scolastici della provincia di Pistoia insieme a Carla Poesio, autrice di letteratura per l’infanzia e critica letteraria. A fare da contrappunto alle domande e risposte, la voce dei testi della Iacobelli interpretati ancora una volta dalla Mastronardi, sotto lo sguardo silenzioso e attento dei ragazzi.

Stefano Massini

Seminamenti prosegue il 24 maggio con il suo secondo appuntamento. Protagonista di questo nuovo incontro, intitolato Il corpo delle parole, sarà il drammaturgo e regista fiorentino Stefano Massini, una delle voci più interessanti della nuova scena teatrale italiana, già rappresentato in importanti teatri europei e statunitensi. Io stessa dialogherò con l’autore mentre alcuni brani dai testi di Massini saranno restituiti dal reading dell’attrice Luisa Cattaneo.

Alle ore 10 presso la Sala Convegni del Convento di San Domenico si terrà l’incontro riservato agli studenti degli Istituti secondari di secondo grado della Provincia di Pistoia al quale parteciperanno circa centocinquanta allievi provenienti dal Liceo Classico N. Forteguerri, dall’Istituto Tecnico Commerciale Sperimentale F. Pacini, dall’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato A. Pacinotti, dall’Istituto professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente B. de Franceschi.

L’incontro aperto al pubblico si svolgerà invece alle ore 21 nella storica Sala Gatteschi della Biblioteca Forteguerriana.

Stefano Massini inizia una vera e propria ascesa come drammaturgo a partire dal 2005, quando vince all’unanimità il Premio Pier Vittorio Tondelli con il testo “L’odore assordante del bianco”. Nel 2007 riceve il Premio Nazionale della Critica, mentre la Ubulibri pubblica tre volumi di suoi testi teatrali: “Una quadrilogia”, “Trittico delle gabbie” e “Donna non rieducabile”, memorandum su Anna Politkovskaja. Quest’ultima pièce, portata al successo in Italia da Ottavia Piccolo, è stata messa in scena nei massimi teatri europei in Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania, Stati Uniti, ed è diventata un mediometraggio applaudito alla 66° Mostra del Cinema di Venezia.

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La giornalista russa Anna Politkovskaya

Tra i suoi testi più recenti, una nuova versione di “Frankenstein”, “La commedia di Candido” sui filosofi del ‘700, il pamphlet “L’Italia s’è desta” sui mali del Balpaese, la trilogia “I Capitoli del Crollo” (una mattina così cadde Lehman Brothers)”, appena rappresentato anche a Los Angeles, e il monologo “Lo schifo”, dedicato alla giornalista Ilaria Alpi e alla sua tragica fine, interpretato da Lucilla Morlacchi.

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Sede della Lehman Brothers

Nell’incontro saranno affrontati temi legati alle varie opere di Massini, ricostruendone il percorso artistico, cercando di mettere in luce le caratteristiche della sua scrittura drammaturgica, dal punto di vista della forma e dei temi, legati a vicende politiche, economiche e sociali del nostro presente o passato recente, con le storie di figure femminili divenute esemplari per il loro impegno civile o le saghe di famiglie, come quella dei Lehman Brothers, implicata nella recente crisi economica mondiale, che hanno inciso sulle sorti dell’intero pianeta.

Spero possiate partecipare, noi vi aspettiamo!

Info: www.fondazionepistoiaevignole.it Biblioteca Comunale Forteguerriana: tel 0573-24348

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Dal 16 al 20 aprile scorso Annie Abrahams ha risposto a dieci domande, due al giorno, in forma di Tweet.

I temi affrontati hanno riguardato la net art, la performance partecipata a distanza con il rapporto tra drammaturgia e protocollo, l’interattività, finzione e realtà su internet, il tatto, la collera femminile e maschile….

Annie Abrahams ha risposto facendo dei 140 caratteri di un Tweet virtù, attraverso il ricorso all’ipertesto, con link fotografici, video-sonori, testuali, che hanno così aperto le risposte a suggestioni e contenuti maggiori.

In risposte apparentemente elusive, ha condensato rimandi forti alla propria cifra stilistica. E nella provocazione dell’ultimo Tweet, una strizzatina d’occhio al suo progetto in corso Angry Women.

Chi non avesse potuto seguire allora la nostra intervista sulla piattaforma Twitter potrà trovarla ora trascritta in versione completa, sia nell’originale francese che nella traduzione in italiano nella pagina Twitter-Interviste/ Annie Abrahams.  Sempre in forma di Tweet!

Buona lettura!

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