IL MENDICANTE DI MORTE

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, inchiostro di china

Gao Xingjian, inchiostro di china

Il mendicante di morte scritto nel 2000, è un monologo a due voci ambientato in un museo di arte contemporanea, diventato una trappola, una gabbia. Nella notte, di fronte alle opere d’arte più disparate, si dipana un pensiero critico sulla società moderna, l’arte, la vita e la morte, tra impennate di sarcasmo e violenza e improvvise immagini dal lirismo evanescente.

Il testo ha avuto una prima mise en espace nel 2001 a cura di François Rancillac nell’ambito della Settimana della SACD (Société des auteurs et compositeurs dramatiques) allo Studio de la Comédie-Française a Parigi.
È stato messo in scena in prima mondiale nel 2003 in Francia, nell’ambito de “L’Anno Gao a Marsiglia”, al Théâtre du Gymnase, con la co-regia dell’autore e di Romain Bonnin.


L’inizio delle pièce

PERSONAGGI E SCENA

PARLATORE A, di età avanzata, nervoso
PARLATORE B, molto vecchio, burlone

Recitano lo stesso personaggio,personaggio, indossano lo stesso vestito nero. È preferibile che adottino una recitazione pronunciata, nella quale i loro sguardi non si incrocino mai. Anche se a volte le parole assumono la forma di un dialogo, si tratta sempre, in realtà, di un monologo, ma discontinuo, intervallato e in questo modo vivificato. Tuttavia, ciò non impedisce ai due parlatori di osservarsi l’un l’altro. In scena, alcuni oggetti e una figura femminile, che può essere un manichino in plastica o un calco in gesso.
Il testo teatrale può essere messo in scena sia in un teatro che in un museo. In quest’ultimo caso, gli spettatori seguiranno un itinerario, guidati dai due parlatori.

PARLATORE A Oh! C’è qualcuno? Oh, Oh!
Nessuno. Nessuno ti sente.Neppure il custode? Mi può aprire la porta? Signore, per favore! Perfetto, siamo rinchiusi in un luogo pubblico, chiuso però come uno scatolone, un museo di arte moderna, anzi, diciamo contemporanea.Niente scherzi! Non può rinchiudere un visitatore, ma è incredibile! Si va a giro come se si fosse per strada, abbiamo un’oretta buona per cambiare treno, senza sapere nel frattempo cosa fare, lasciamo la stazione seguendo il viale, la porta è spalancata, entriamo, pronti a pagare, ma la cassiera è assente… E ti ritrovi bell’e rinchiuso. Strana storia, no? Però non ha nulla d’interessante. (Ad alta voce) Signor custode! Un visitatore è rinchiuso nel museo, assieme ai vostri preziosi oggetti d’arte, non le fa nessun effetto?

 
Alza la testa.

Sotto la sua alta sorveglianza, attraverso molteplici telecamere, non vede uno sconosciuto, in grado di mettere in pericolo i vostri tesori? E tutto il vostro sistema antifurto non funziona più? Oppure tutte queste cose in realtà non valgono niente, hanno solo una funzione dissuasiva, ovvero decorativa? Lo deve comunque lasciar uscire un essere vivente dal suo blocco di conservazione! Non hotempo per divertirmi, devo prendere il treno, è l’ora, e del resto, secondo l’orario indicato all’entrata rimane ancora qualche minuto prima della chiusura, non avete nemmeno il diritto di chiudere così presto visto che siete un’istituzione pubblica finanziata con le nostre tasse. Inoltre, dovreste avere senso civico, al di là del vostro gusto estetico. Anche se potete mettere qualsiasi cosa in questo luogo, non avete alcun diritto di imprigionarvi i visitatori, qualunque sia il pretesto, che si tratti di una qualsivoglia nuova arte, o di anti-arte o di non-arte, o di qualunque cosa concettuale o virtuale che sia. Signor soprintendente, lei non può introdurre persone nel suo programma senza il loro consenso. No, non è possibile, anche se non mi oppongo a questo genere di giochi, faccia ciò che vuole, non mi concerne, però mi ha fatto perdere il treno, mi ha causato delle vere grane, e mi ha profondamente angosciato! Le dico, signor soprintendente, se il vostro sistema di sorveglianza funziona ancora, stia a guardare, sto per spaccare le bacheche e rompere le porte per tirarmi fuori dalla sua prigione, culturale o artistica che sia, nei miei confronti non solo ha già costituito una violenza spirituale, ma per di più attenta alla mia libertà personale! Se si ostina a tenermi prigioniero, declino ogni responsabilità!
 
Silenzio.

Se ne sono andati tutti, ma avrebbero prima dovuto percorrere tutte queste sale per assicurarsi che non ci fosse più nessuno. È ovvio che di solito non ci sono quasi visitatori, a parte per i cocktail dei vernissage.Che lavoro!
 
Una breve pausa. Ascolta.

Si direbbe che piova ancora. Se non fosse per ripararsi dalla pioggia, chi entrerebbe in questo posto scialbo e vuoto?

Grida.

Che cazzo! Mi fa innervosire!
 
Silenzio.

Nessun rumore. Ed è isolato così bene che non si riesce a provocare la minima eco. Questo isolamento così ben concepito e garantito è davvero spaventoso, peggio del deserto!

Un momento di silenzio.

Che fare, allora? Aspettare fino a domani l’ora di apertura perché qualcuno ti trovi, e venga chiamata la polizia per continuare a romperti le palle? Chiamarla anzi tu stesso? Ma ti ci vorrebbe un cellulare, quell’aggeggio che trovavi così irritante è assolutamente indispensabile quando si è presi in ostaggio.

Un momento di silenzio.

Dovresti trovare un segnale d’allarme, oppure una bombola di gas per accendere un fuoco, affinché il fumo faccia scattare il sensore sul soffitto. Ma come potrai spiegare che non sei né uno scassinatore né un incendiario? Considerato che ti sei introdotto senza biglietto, diranno! E chi potrà testimoniare che non avevi alcuna intenzione malevola? Altrimenti dovrai passare la notte qui,
docilmente, come un bravo bambino, assieme a questi rottami e rifiuti che si dicono arte, un autentico deposito di immondizia, e che grane ti procurerai!

Colpisce un oggetto esposto.

Potresti approfittare di questo spazio per divertirti, se almeno ci fosse qualcosa con cui distrarsi: parlare ad alta voce a nessuno, sfidare il vuoto, mentre osservi come l’arte falsamente contemporanea diventi questo: una cosa qualsiasi!

Colpisce di nuovo.

Esaminerai, anzi, diagnosticherai questa epidemia prima di essere contaminato dalla stessa follia. E passerai tutta la notte senza dormire, senza sapere se domani sarai ancora normale, con la mente ancora limpida. Chissà?

Fa una pausa.

Se il museo è chiuso definitivamente, in seguito a una cattiva manutenzione, o a causa di penuria di fondi da sperperare, oppure solo temporaneamente per lavori, in questo caso, già sotto il loro controllo, farai la fine di una mosca intrappolata in una vetrina, diventerai un esemplare essiccato, e il tuo scheletro, esposto, potrà completare la loro collezione.
 
Ride, mentre colpisce più volte un’installazione.

Che piacere essere esposti, e che fortuna essere stati scelti! Ti spiavano da dietro la cassa,  ti hanno lasciato entrare senza pagare, come uno scroccone, e hop! Ti hanno catturato, senza che potessi protestare. Ed eccoti qui, si potrebbe dire un tizio esposto gratis. Accanto a orinatoi di ogni sorta, americani e asiatici, a questi ready-made di ogni dimensione, dal frigorifero nuovissimo fino all’assemblaggio e al collage di vecchi gingilli, dalle cicche raccolte alle carte igieniche usate, a condizione che non puzzino, come anche a tutte queste lordure, forse disinfettate, e adibite ad altro uso, tutte messe in mostra e presentate, manca solo l’essere vivente.E perché no?

Dà ancora bruscamente qualche colpo.

Visto che tutti questi rifiuti, vera e propria spazzatura, sono entrati nel museo, sono stati catalogati, discussi nei termini più sofisticati, il misero uomo, la creatura più sudicia, più infernale, non ha anche lui il diritto di entrarci? Di sicuro e a buon diritto avrai il tuo posto qui!

Applaude.

E sei proprio tu, il tipo capitato qui!
 
Ride.

L’esposizione di un essere umano, che idea geniale! Sotto ogni aspetto, sia dal punto di vista antropologico che antropomorfico, tutto sarà registrato a livello digitale su CD-ROM e ne parlerà tutta la stampa.

Si è entusiasmato e colpisce sempre più forte.

Tutto a un tratto, i mass media ti renderanno universalmente noto, come un giocatore di calcio, e per di più, ti sarai risparmiato tanti anni di duro allenamento sui campi sportivi e di innumerevoli prove di gara, lontano dalla preoccupazione di romperti un arto, come in un turbinio affascinante, simile a un aquilone, sarai portato alle stelle per poi lasciarti cadere negli annali dell’arte, se chi ha ideato questo progetto otterrà un budget pubblicitario sufficientemente elevato per lanciarti così in alto e iscriverti nella futura storia dell’arte come il primo rappresentante esposto di specie umana.

Una pausa. Riprende le forze mentre respira profondamente.

E neanche tu puoi sottrarti al narcisismo proprio di ognuno. Una volta così onorato di essere stato scelto, apprezzato come un’opera d’arte, proprio tu, in quanto archetipo, sarai commentato, analizzato e sminuzzato, come una creazione perfetta, degna di discorsi più eloquenti degli oggetti esposti in precedenza.
 
È un po’ stanco, accenna una pausa.

Ciò nondimeno sei inevitabilmente in ritardo, sai bene che ai giorni nostri conta chi lascia per primo la propria impronta, poco importa cosa faccia, persino se si tratti solo di un gesto ridicolo, come masturbarsi davanti a una macchina da presa, o saltare da una finestra che si affaccia su un viale davanti a degli spettatori. Ovviamente, non è per suicidarsi, ma per compiere una performance ricadendo su un lenzuolo piacevolmente teso, per scriverla poi nella documentazioneartistica, e chi è in ritardo, per distinguersi, fa tabula rasa!

Getta una grossa palla per terra, creando un effetto sonoro di oggetti che cadono.

Abbasso i predecessori! E tutte le anticaglie! Ecco realizzata una rivoluzione dell’arte! Fare piazza pulita di tutti quelli che precedono è la regola assoluta, tanto nella politica quanto nell’arte, e la legge della rivoluzione fa la storia come al bowling, chi fa cadere vince!
 
Prende un’altra palla e la getta, creando un effetto ancora più sonoro.

Capite, per farsi notare, prima bisogna abbattere! Per distinguersi, prima calpestare, schiacciare, sradicare, espugnare, bruciare, eliminare fino a far scomparire, più o meno sterminare! La storia è fatta di violenza e sangue, mentre la storia dell’arte, molto più innocua, dà solo la caccia ai vecchi maestri per lasciare il posto ai giovani leoni, proprio come al gioco del tiro con la carabina al luna park, il padre insegna al figlio a sparare perché un giorno il figlio uccida il padre per diventare il capo. E abbattere Dio per sostituirsi al demiurgo, non è la stessa cosa?

Fa cadere qualcosa con un rumore fortissimo.

Visto che Dio è morto, ci si affretta a prenderne il posto, o almeno a identificarsi con suo figlio che sfortunatamente è unico, perciò tanti Gesù Cristi opprimono il nostro povero pianeta. E dato che il Figlio di Dio è nato per compiere una missione, e che il mondo è già stato creato e creato male, dal momento che tutti ne soffrono, un salvatore è ineluttabilmente necessario. Tanto più che l’uomo è destinato a penare sulla terra, da vivo, e se non è per ritrovarsi con l’incarico di salvare il popolo, sarà per salvare la propria anima. Ecco la fortuna umana, ma il problema è proprio qui: hai davvero un’anima? Chi può saperlo? Ah, misericordia, bodhisattva!
 
Scoppia in un riso sfrenato.

Dici cazzate, ma è proprio ciò che hai da dire!

Ride convulsamente.

Ti fai un happening, mostri quel briciolo di intelligenza che hai, ma la risposta a chi la chiedi?

Smette di ridere.

Rifiuti di essere esposto come un oggetto, mentre ti esponi per mostrare la tua identità, la tua creatività, ora, il vero problema è sapere se ne hai una.

Resta immobile.

Ammettiamo che tu ne abbia una. Ti credi chi sa chi, pur sapendo che non puoi crederti Dio. Allora ti metterai a filosofare, nel momento in cui comincerai a pensare, esisterai. In questo caso hai bisogno di trovare delle parole, materia prima di ogni pensiero, e siccome per l’appunto le parole ti mancano, basterà che tu ricorra ai giochi di parole.Dovrai trovare un artificio, come uno spago, per infilare le briciole di parole che hai appena raccolto qua e là, in frasi, concetti, teorie, prima di integrarle in una ideologia o di trasformale in utopia o in illusione. Eppure, essere pensatori, non è così facile, come tanti altri devi imbrogliare, mentre per riconfortarti fai finta di pensare, neppure per ingannare con cattiveria le persone, ma semplicemente per soddisfare il tuo ego col cervello. In fondo al cuore ti manca qualcosa, senza che tu sappia se si tratti della vita vera o dell’amore. Comunque, anche tu soffri… Altrimenti non ti esporresti così, come un ratto sconvolto che non
trova più la tana, o come un gatto in gabbia, arrabbiato di non poter uscire! Se una bestia intrappolata in un vicolo cieco si ribella, cosa dire dell’essere umano, questa specie miserabile, così nervoso e capriccioso, geloso e vanitoso e incurabilmente insaziabile! In questo caso, abbatte, lacera, sputa, devasta tutto ciò che non può avere, prima di essere distrutto da altri.
 
Trascinato dalla rabbia, diventa furioso.

Esplodi proclamando il Giudizio Universale: poiché persino Dio è morto, l’artista, che ha posto fine all’arte, morirà a sua volta! È questo ciò che vuol vedere, signor soprintendente? Questo gioco è talmente ridicolo! Se ha bisogno di animare il museo, sarebbe meglio chiuderlo per sempre, poiché l’arte è morta. Signor soprintendente, per quanto abbia costruito questo museo per porre fine all’arte, sappia che era già morta prima che lei ne assumesse la responsabilità. Quando l’artista si credeva un demiurgo proclamando la morte di Dio, l’arte era già in agonia. E il suo museo, che in realtà è solo un mausoleo, dovrebbe piuttosto trasformarlo in supermercato, del resto lo ha già fatto, ma anche questa è un’idea superata. Il problema è che il supermercato, ossia il suo museo, è quanto mai kitsch, quanto mai facile, quanto mai mediocre, del resto, per niente necessario alle masse che lei ha la pretesa di servire, mentre serve solo a lei. Per quanto lei provochi il pubblico, questo se ne sbatte. Se una provocazione c’è, è proprio nell’essersene sbattuti degli artisti per lasciare il posto al bricolage. L’arte è morta, davvero, l’arte nel suo museo è davvero morta, signor soprintendente, non è lei ad averla fatta appassire, inaridire, perire, no, affatto, lei deve porre fine alla rivoluzione dell’arte affinché i nomi dei rivoluzionari siano scolpiti su pietre tombali. Oh, che gloria, per gli assassini dell’arte!

Il Parlatore B appare di fronte al Parlatore A, mentre il Parlatore A, che rimane muto, mostra al pubblico solo le spalle.

PARLATORE B L’hai finito il tuo manifesto, il tuo blablà? Non sei stanco? La tua protesta, il tuo furore e il tuo rancore, a cosa servono? Sei solo un visitatore di passaggio, attraverso i cancelli, a quest’ora della notte, al chiaro di luna. Sei bloccato qui come un prigioniero. La tua fortuna sarebbe stata tutt’altra, se non avessi perso il treno. Eppoi, avresti agito diversamente. Ognuno ha il proprio destino, ma ogni cosa è fatta da una scelta, da una competenza e allo stesso tempo dal caso, in fin dei conti tutto è condizionato. Può darsi che il caso vero non esista, se non in un incidente d’auto, nella caduta di un aereo, in una bomba che ti piomba addosso, in uno sparo alla cieca, chissà? Ciò nondimeno la morte è inevitabile, è sicuro! Ti attende questa fine, definitiva e irrimediabile, ecco il tuo destino, malgrado tutto ciò che avrai fatto e ciò che avrai fallito, non le sfuggirai!

Parlatore B ride.

Estratto dal testo pubblicato nel volume “Teatro. Il sonnambulo, Il mendicante di morte, Ballata notturna”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani, postfazione di Antonietta Sanna (ETS Edizioni, 2011) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “Teatro” di Gao Xingjian

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