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Archivio mensile:settembre 2012

 Dal 1 al 5 ottobre 2012 | su Twitter

di SIMONA POLVANI – venerdì 28 settembre 2012, ore 17.07

Fanny & Alexander è una bottega d’arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani.
Protagonista della scena artistica italiana sin dalla sua nascita, Fanny & Alexander si è distinta per l’innovatore e multidisciplinare percorso di ricerca, declinato in spettacoli teatrali, progetti video e cinematografici, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, pubblicazioni, convegni e seminari di studi, festival e rassegne.
Negli ultimi anni la sua produzione si è sviluppata attorno a tre complessi e originali progetti pluriennali.  Il Progetto OZ (2007-2010) dedicato al Mago di Oz, di cui si ricordano gli spettacoli Him (2007) e West (2010). Il Progetto Lawrence (2011-2013), sulla figura leggendaria di T. E. Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia, di cui finora sono stati realizzati lo spettacolo T.E.L. e il radiodramma 338171 TEL. E infine il Progetto Discorsi (2011-2014), sei spettacoli-monologhi che esplorano la forma retorica del Discorso, per indagare il rapporto tra singolo e comunità, tra individuo e gruppo sociale, attualmente in scena con Discorso grigio (2012), affidato alla performance di Marco Cavalcoli.

Ci siamo dati appuntamento su Twitter con Fanny & Alexander – Luigi De Angelis e Chiara Lagani – per una Tweet_intervista in dieci domande in cinque giorni, da lunedì 1 a venerdì 5 ottobre 2012.

Ogni mattina posterò due domande alle quali Fanny & Alexander risponderanno durante la giornata.
Seguici su Twitter! Il nostro hashtag è #TwInt

Istruzioni per seguire l’intervista:

1. Se non lo avete già, dovete crearvi un account su twitter.com

2. Diventate follower di Simona Polvani (http://twitter.com/simonapolvani) e Fanny & Alexander (https://twitter.comer.com/fannyalex_info)

3.  Siete invitati a connettervi ogni giorno, o comunque nel modo più regolare possibile. Per cinque giorni (dal 1 al 5 ottobre), Simona Polvani pubblicherà sulla sua pagina Twitter due domande per Fanny & Alexander che risponderà il giorno stesso dalla sua pagina. L’hashtag è #TwInt

L’intervista sarà in italiano e francese. Simona Polvani tradurrà domande e risposte e le ri-twitterà sulla sua pagina.

4. Prontuario di decriptaggio:

  • ogni domanda di Simona Polvani sarà costituita da un solo Tweet e sarà preceduta dalla lettera D seguita dal numero relativo alla domanda (es: D1 indica la prima domanda, D2 la seconda e così via)
  • ogni risposta di Fanny & Alexander potrà essere costituita da più Tweet e sarà preceduta dalla lettera R seguita dal numero relativo alla risposta e dal numero relativo al Tweet (es: R1/1 indica il primo Tweet di risposta alla domanda D1, R1/2 indica il secondo Tweet di risposta alla domanda D1, e così via…)
  • l’ultimo Tweet di risposta contiene alla fine la lettera F .


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BALLATA NOTTURNA

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, “Danseuse”, 1990, inchiostro di china

Gao Xingjian scrive il testo teatrale Ballata notturna nel 2007.

“Libretto per uno spettacolo di danza” è il sottotitolo che dà a questa sua nuova pièce, l’ultima che ha scritto, che è una partitura per Lei – l’Attrice, una Danzatrice malinconica, una Danzatrice dinamica e un Musicista-Clown.
Nella pièce questi personaggi-figure disegnano un tragitto di parole e passi, cadute e scalate, voli verso l’alto e verso il basso, in un gioco beffardo, crudele, sensibile, tragico, di faccia a faccia, corpo a corpo, mente a mente della donna con l’uomo, folla, massa, Voi.

Ballata notturna è un percorso mentale e spirituale dentro il pensiero di una donna. Una sfida che viene lanciata per quello che Gao definisce un possibile manifesto femminile e non femminista. Sotto questo profilo Ballata notturna si trova in rapporto di prossimità e insieme si pone come evoluzione-superamento rispetto ad altre sue pièce precedenti. In particolare l’autore la considera connessa con Fra la vita e la morte (1991): ritroviamo infatti la radicalità verticale dell’uso dei personaggi di parlare di se stessi alla terza persona, con un singolare effetto estraniante, e il tema dell’esplorazione dell’universo femminile.

Ballata notturna è costruita – come denuncia il titolo stesso- come una ballata, una composizione per voce-canto e danza. ll testo-parola si integra in una partitura drammaturgica scritta per danzatori, in un rapporto ritmico in cui i personaggi femminili in scena sono lo sdoppiamento l’uno dell’altro.

Il meccanismo che ne risulta è multi-vocale: l’Attrice, trova il suo doppio nel personaggio Lei, la voce, e entrambe si proiettano nel corpo danzante, il doppio  umorale delle danzatrici, la malinconica e la dinamica. In questa pluralità e unicità di voci femminili, l’uomo è la figura muta del clown musicista.

 

L’inizio della pièce

RUOLI
LEI, interpretata dall’ATTRICE
DANZATRICE MALINCONICA
DANZATRICE DINAMICA
MUSICISTA, suona uno strumento (ad esempio un sassofono)

SUGGERIMENTI PER LA RECITAZIONE
Nella pièce, LEI, TU e IO formano assieme l’immagine di una
donna.
Quando l’ATTRICE interpreta LEI, mantiene il tono della narrazione.
Quando il soggetto è NOI, è meglio ricorrere a una recitazione
ben marcata, a volte burlesca.
Se il soggetto è VOI, ci si rivolge invece a un pubblico maschile,
l’ATTRICE dovrebbe recitare il ruolo di LEI con un tono a volte
provocante, a volte allegro.
La DANZATRICE MALINCONICA e la DANZATRICE DINAMICA sono
in realtà il doppio di LEI.

L’Attrice entra in scena.

L’ATTRICE  (rivolgendosi al pubblico)
Ecco a voi una ballata lirica un po’ datata,
che però risuona ancora,
triste, sempre tanto triste.
Una ballata cantata da una donna,
come un’insalata, ben speziata,
che troverete però crudissima.
Insomma, state per ascoltare
una ballata che vi incanterà,
se avrete la stessa sensibilità.

 L’Attrice inizia a interpretare Lei.

LEI   Di notte lei passeggia per la strada,
con la sua mente ristretta,
come una signora che sguinzaglia il suo barboncino,
lasciandolo ora correre, ora saltellare.

La Danzatrice Malinconica fa la sua apparizione sulla scena.

L’ATTRICE  Incrociate la sua figura sui marciapiedi,
davanti alle vetrine di un negozio ben illuminato,
sulla terrazza di un caffè, o di una casa del tè.
E agli angoli della sua bocca, un accenno di sorriso,
che vi cade dritto in faccia.
Un breve contatto col suo sguardo,
E’ più che sufficiente a farvi perdere l’anima.
Si direbbe una donna naturale,
ma non fatale.
Si direbbe una donna perduta,
ma non una donna pubblica,
una donna che gli uomini sognano sempre,
senza che nessuno meriti il suo amore.

 La Danzatrice Malinconica è scomparsa.

L’ATTRICE   E presto o tardi, chissà ?
A un tratto, eccola di fronte a voi,
in un vagone del metrò,
le sue iridi così azzurre e chiare come il cielo,
mentre le pupille sono scure come il mare,
sentite dei gabbiani battere le ali.
E lei, la testa appena reclinata,
si guarda le ginocchia strette.

 La Danzatrice Dinamica sale sulla scena.

L’ATTRICE  Dal suo profumo emana calore,
vicinissimo a voi, in ascensore,
appena aperta la porta, lei se ne è andata,
voi, nel corridoio, a pieni polmoni avete inspirato
solo l’odore di pesce fritto.

 La Danzatrice Dinamica è uscita di scena.

LEI  Donna dolce, donna crudele,
Donna sirena, donna demonio,
che la vostra vita reclama,
e che aleggia tra di voi e ovunque.

 L’Attrice ostenta un ampio sorriso. Poi la Danzatrice Malinconica entra
in scena.

L’ATTRICE  Attaccare le campanelle,
quella che suona quando il vento passa,
È lei.
Staccarle,
quella che rifiuta di suonare,
È sempre lei.
Un’andatura leggera,
una traccia furtiva
che mai riuscirete ad afferrare.
Proprio nel momento in cui credete di possederla,
subito se ne va,
e ciò che potete smuovere,
È solo l’amarezza che vi ha trasmesso.

 La Danzatrice Malinconica è uscita di scena.

L’ATTRICE  Il suo tragitto virtuale,
come il vento, come un canto.
Il suo percorso ha così segnato
il selciato delle strade e i cuori che ha attraversato,
cosi è tracciata la sua leggerezza.

 Il Musicista sale sulla scena e suona lo strumento.

LEI   Se vi ho detto lei,
Non sono io ad averlo detto.
Se lei vi dice che io volevo dire,
È per forza lei che voleva dire a voi,
E io è invece a suo nome che vi parlavo,
chiaro?
Su andiamo! Ma,
soprattutto, basta poesia,
che noia.

 La Danzatrice Dinamica entra in scena, la incrocia.

LEI   Per una farsa da donna,
dei versi lirici concepiti da voi uomini,
che buffonata!

L’ATTRICE  Oh oh, donna contro uomo,
una dura battaglia
Chi sarà  il vincitore?
Chi sarà  vinto?

La Danzatrice Dinamica esce di scena. Il Musicista china la testa,
immergendosi nella musica.

LEI   Che l’uomo abbia la ragione,
così da trovare un fondamento per il suo essere.
Quanto alla donna, tutto sta lì,
nella sua natura.
Può ben Dio aver creato questo mondo,
terribilmente assurdo.
Lei lo ha già in sé,
e in forma di dea,
non trova nient’altro che tristezza.
Questo mondo esisteva già ,
prima che Gesù Cristo nascesse.
Prima che Maria fosse vergine,
Eva commise già il suo peccato.
Prima di essere così
sacrificata o condannata,
aspettava solo di essere valorizzata.
Prima che l’uomo avesse bisogno di una credenza,
la donna aveva già il dono dei sensi.
Inutile inventare
giustizia, morale o doveri,
o insegnamenti qualsiasi,
È lei che dà vita al mondo.

Il Musicista smette di suonare, la guarda da lontano.

Estratto dal testo pubblicato nel volume “Teatro. Il sonnambulo, Il mendicante di morte, Ballata notturna”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani, postfazione di Antonietta Sanna (ETS Edizioni, 2011) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “Teatro” di Gao Xingjian

LA FUGA

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, “L’universo selvaggio”, 1984, inchiostro di china

 

La fuga  (1989) è il testo teatrale che ha causato a Gao Xingjian la messa al bando dalla Cina e la censura di tutte le sue opere.

Nel 1989, di fronte ai fatti tragici di Piazza Tienanmen, la repressione nel sangue dei movimenti studenteschi (e non solo) riuniti da giorni nella piazza, Gao Xingjian è sollecitato da un teatro statunitense a scrivere un testo che racconti quei fatti.

Gao scrive La fuga, che a causa della sua visione antieroica tradisce tuttavia le aspettative del committente,. L’autore non è disponibile ad apportare modifiche e il testo viene rifiutato.

Protagonisti della pièce sono tre personaggi: un intellettuale, uomo maturo, uno studente e una giovane attrice, che casualmente si trovano a condividere il tempo di una notte, nello spazio sinistro di un magazzino dove hanno trovato rifugio, cercando disperatamente di sfuggire alla morte. Fuori, l’esercito sta passando a ferro e fuoco la piazza e le strade della città.

Gao allude evidentemente alla notte del 4 giugno del 1989 senza però  mai chiamarla in causa direttamente.

Quei fatti diventano quindi l’occasione per allargare il campo di riflessione e scrivere un testo universale. Non solo e non tanto contro il governo di Pechino, ma contro tutte le ideologie che hanno caratterizzato il novecento e contro il potere liberticida, per riaffermare l’aspirazione dell’essere umano a vivere libero da condizionamenti che riducono il pensiero a quello del potere e ne sottopongono la vita all’infamia del terrore e della violenza.

La fuga è anche un manifesto dello status dell’artista, che sceglie di stare ai margini della società per essere libero nel creare e assicurare autenticità alla propria opera.

Al tema politico si incrocia un tema ricorrente della drammaturgia dell’autore cinese: il rapporto problematico e perverso- a tratti – tra l’uomo e la donna e la volontà di quest’ultima di trovare e rivendicare un’autonomia di pensiero e di visione del mondo rispetto a quella dell’uomo.

L’inizio della pièce

Personaggi
Il ragazzo (20 anni)
La ragazza (22/23 anni)
L’uomo (40 anni)

La pièce si svolge in un deposito dismesso, in una grande città. Inizia nelle ultime ore della notte e termina al sorgere del sole.

1.

Oscurità totale. Si sente, non lontano, il boato di una colonna di carri armati che avanzano rumorosamente sul viale asfaltato. I fucili d’assalto mitragliano senza tregua. Lentamente, l’oscurità lascia indovinare un luogo in rovina, una sorta di deposito nel cuore della città. A sinistra, una piccola porta arrugginita. Si apre. La luce dei lampioni spazza il locale.
Un ragazzo entra, ansimante. Cerca di identificare, nella penombra, questo strano posto. Ai quattro angoli sono ammonticchiati vari oggetti e attrezzi dalle forme indefinite.

Il ragazzo (verso l’esterno): Presto, entra!

La ragazza: Non c’è nessuno?

Il ragazzo: Sssst !

La ragazza (respirando con difficoltà): È così buio, non si vede niente.

Il ragazzo: Una volta abituati, andrà meglio….(chiudendo la porta precipitosamente). Se nessuno vede nessuno stiamo al sicuro.

(La ragazza si addossa alla porta e respira profondamente. Si sente di nuovo il rumore sordo di una mitragliatrice)

Il ragazzo: Uccidono ancora!

La ragazza: Quando hanno aperto il fuoco, all’inizio, pensavo sparassero in aria con proiettili di plastica….Chi avrebbe potuto immaginare si servissero dei riflettori per inseguire la folla e mitragliarla?

Il ragazzo: Utilizzano anche le pallottole esplosive!

(Ispezionano il luogo)

La ragazza: Ehi! Da dove arriva questo sangue sulle mani?

Il ragazzo: Sei ferita?

La ragazza (palpandosi il corpo): Dappertutto….sangue dappertutto!

Il ragazzo: Ma dov’è la ferita?

La ragazza (piangendo): Tutto il mio corpo….tutto il corpo.

Il ragazzo: Non così forte: potrebbero sentirti da fuori!

La ragazza (crollata, accasciata): Tutto il mio corpo….

Il ragazzo (palpandola): Esattamente dove ti fa male? Presto!

La ragazza: Il petto! Non posso più respirare. Sto per morire…..

Il ragazzo: Calmati. Il sangue è solo sul vestito. Forse è il sangue di qualcun altro, ti ha sporcato.

La ragazza: Vivrò?

Il ragazzo: Che domanda! Certo che vivrai!

La ragazza: Non voglio restare invalida…..

Il ragazzo: Non dire stupidaggini: le mani, le braccia….non ti manca niente.

La ragazza (dopo un lungo silenzio): La vedo….

Il ragazzo: Chi?

La ragazza: La vedo….quella ragazza che fuggiva con me. Si teneva la pancia. Aveva appena aperto la bocca per gridare quando è caduta in ginocchio. Il sangue le colava tra le dita…..

Il ragazzo: Lo so. I carri armati erano proprio dietro di voi. Schiacciavano tutto: gli striscioni, i cassonetti, le biciclette, le tende.

La ragazza: Sì, le tende…..Credo che molte persone della nostra stazione radio ci siano rimaste. ……Non ce la faccio più ad alzarmi.

Il ragazzo: Distendi le ginocchia!

La ragazza: Questo dolore acuto….

Il ragazzo (palpandola di nuovo): Non è niente, solo dei graffi. Se no, come avresti fatto a correre così lontano?

La ragazza: Tu mi hai tirato fin qui…..

Il ragazzo: Ho capito che eri nel panico. C’è mancato poco.

(La ragazza lo abbraccia all’improvviso)

La ragazza: Dimmi, sono ancora in vita?

Il ragazzo: Vivremo tutti …..almeno quelli che ce l’hanno fatta a fuggire dalla piazza.

(Si sente, non troppo lontano, il sinistro crepitio di un fucile d’assalto)

La ragazza: No! (Lo abbraccia più forte)

Il ragazzo: Adesso mitragliano sul grande viale.

La ragazza: Possono inseguirci fin qui?

Il ragazzo: Per il momento, suppongo abbiano altro da fare che occuparsi di noi. Perciò qui siamo al sicuro fino al sorgere del sole.

La ragazza: Sei ferito alla testa!

Il ragazzo: No! ….Dove? (Si passa una mano tra i capelli. Una piccola massa deforme gli rimane incollata tra le dita) ….Un pezzo di cervello!…..Era a qualche passo da me quando ho sentito un rumore sordo: le era appena esplosa la testa.

La ragazza: Sulle gambe…..Anch’io ne ho! Ho la nausea, sto per vomitare.

Il ragazzo: Sui tuoi abiti, c’è sangue dappertutto.

La ragazza: Non sopporto più quest’odore….

Il ragazzo: Allora, togliti il vestito. (Si allontana). E riposati un attimo.

La ragazza: No, non ti allontanare….

Il ragazzo: Sono vicino a te.

La ragazza: Prendimi la mano.

Il ragazzo: Tremi.

La ragazza: Ho voglia di piangere.

Il ragazzo: …………….

La ragazza: Non ci riesco. Ma ho voglia di piangere!

Il ragazzo: Non devi: fuori potrebbero sentirti.

(Lui l’abbraccia)

La ragazza: Sai….vorrei urlare fino a spezzarmi la voce. Lasciami gridare una volta, una sola volta. Dopo, potrò anche morire. Non vedrò più niente, non sentirò più niente…..C’è un rumore!

Il ragazzo: Non è niente.

La ragazza: Ascolta!….Ascolta!

Il ragazzo: Hai davvero i nervi a pezzi.

La ragazza: Sento un respiro.

Il ragazzo: Il mio, forse.

La ragazza: No, c’è qualcuno!

(La porta si socchiude leggermente: un raggio di luce penetra per qualche secondo, poi la porta si richiude)

La ragazza (mormorando): Un ladro?

Il ragazzo: Un ladro….Chi rischierebbe la vita per soldi in circostanze come questa? Se c’è qualcuno, è un fuggiasco. Non fare rumore!

(La porta si apre bruscamente. Nella strada, le auto militari si succedono e filano a tutta velocità. Un’ombra entra e richiude immediatamente la porta. Silenzio. La fiamma di un accendino illumina a un tratto il viso di un uomo di mezza età)

Il ragazzo: Che cosa fai?

L’uomo (sorpreso): Fumo…..Cerco un rifugio.

Il ragazzo: È vietato fumare, qui.

L’uomo: La città è incendiata dai soldati. Dovunque nelle strade si sprigiona un fumo spesso…..e allora, che importanza può avere una scintilla in più? Smettila di giocare alla guardia. Vuoi una sigaretta?

Il ragazzo (uscendo dal nascondiglio): Sei fuggito dalla piazza?

L’uomo: No, da casa mia: non potevo restare neppure là.

(Aziona l’accendino e illumina il suo interlocutore)

Il ragazzo: Hanno già cominciato a perquisire ogni casa?

L’uomo: Se si aspetta che arrivino, sarà troppo tardi. (Gli passa una sigaretta e l’accende, osserva il suo interlocutore, guarda la t-shirt che porta). Sei uno studente? Com’era sulla piazza?

Il ragazzo: I carri armati la accerchiano completamente. Ai quattro angoli hanno acceso le lampade che si usano abitualmente per le feste e illuminano la sparatoria. Ho paura che tutti quelli che non sono fuggiti siano spacciati. Su tutte le strade, non ci sono che cadaveri.

L’uomo: Non c’è un solo posto sicuro in questa città! Anche se resti a casa tua, le pallottole volano da fuori. Nel mio palazzo, un vecchio spostava i suoi vasi di fiori dal balcone – lui coltiva delle orchidee – per paura che il fumo delle auto in fiamme nella strada le annerisse. Mentre apriva la porta del balcone, una pallottola gli ha attraversato la fronte. È morto in battaglia.

Il ragazzo: Certi soldati hanno avuto un addestramento da tiratori scelti. Hanno paura che la gente faccia fotografie, paura delle prove.

L’uomo: Il vecchio portava solo gli occhiali. Era molto miope: un contabile in una fabbrica di birra, in pensione. (Silenzio. Fa luce con l’accendino). È un deposito?

Il ragazzo: Chiedilo al diavolo….

L’uomo (facendo un giro d’ispezione): Una scala: un ponteggio o una forca?

Il ragazzo: Assomiglia all’inferno.

L’uomo: Forse, ma almeno ci si può nascondere. Comunque, è meglio del mattatoio in piena luce. Sei fuggito da solo?

(La ragazza, che si è tolta l’abito, si nasconde in fretta)

Il ragazzo: Il nostro gruppo è arrivato da sud. Quando ci hanno visto correre, hanno aperto il fuoco. Si sono dispersi tutti e io mi sono ritrovato qui…..E tu, perché sei fuggito?

L’uomo: Io? Un’ora fa ho ricevuto una telefonata anonima che mi consigliava di fare attenzione alla mia vita di figlio di un cane.

Il ragazzo: I membri della Sicurezza?

L’uomo: Può darsi un amico, cosciente della situazione, che ha usato questo metodo per salvarmi la pelle.

Il ragazzo: Significa che possiedono già una lista nera di persone da arrestare?

L’uomo: Hanno tutto sulla piazza: dai posti d’ascolto per le intercettazioni telefoniche ai sistemi video sofisticati. Tutti quelli che hanno scritto un articolo o pronunciato un discorso sono archiviati sui computer. Arrestano chi vogliono quando vogliono. Ai loro occhi la vita ha poco prezzo …..

Il ragazzo: Allora, che fare? Si possono attraversare i viali ?

L’uomo: Chissà! Le strade adesso sono piene di auto militari. Come valutare se si ha o no una chance?

(Sceglie con cura un posto per sedersi, spegne l’accendino e respira profondamente)

Il ragazzo: Solo sedersi e aspettare?

L’uomo: Deve mancare un’ora al sorgere del sole….

(Silenzio. La ragazza esce lentamente dal nascondiglio, sempre senza abito. Urta qualcosa. L’uomo spegne immediatamente la sigaretta. La ragazza si avvicina. Lui si alza e fa luce con l’accendino)

L’uomo: C’è qualcuno?

La ragazza: No! Non accendere.

L’uomo (sconcertato): Ah, scusa. (Spegne l’accendino)

La ragazza (al ragazzo): Che facciamo?

L’uomo (ironico, di fronte alla giovane coppia): Che bell’entusiasmo…..ma ora e luogo non sono proprio i più comodi.

Il ragazzo: I suoi vestiti sono completamente macchiati di sangue!

L’uomo: Una ragazza non dovrebbe partecipare a questo genere di agitazioni!

La ragazza: I vecchi e i bambini che ci circondavano si sono accasciati nel sangue. Accasciarsi nel sangue…..questo ha un senso per te?….Sulla piazza a mezzanotte c’era una marea umana, come durante i più bei giorni di festa. Nessuno avrebbe potuto immaginare….

L’uomo: Bisognava prevedere.

Il ragazzo: E tu, l’avevi previsto?

L’uomo: Non avrei mai creduto che potessero essere così crudeli.

Il ragazzo: Nemmeno noi.

L’uomo: Ma non è una scusante. Avreste dovuto pensare a organizzare la ritirata all’epoca in cui il movimento è cominciato.

Il ragazzo: E tu, ci avevi pensato?

L’uomo: Ognuno avrebbe dovuto pensarci.

Il ragazzo: Se ci hai pensato, perché non sei fuggito prima, evitando di ritrovarti in una posizione così spiacevole?

L’uomo: Avevo voglia di vedere l’epilogo.

Il ragazzo: Eppure un epilogo prevedibile, per te. Allora, perché ti sei lasciato travolgere ?

L’uomo (con amarezza): Mio malgrado….A dire il vero, ho iniziato molto presto a odiare questa sporca politica; davvero presto ne ho
avuto abbastanza!

Il ragazzo: Chi ti ha costretto?

L’uomo: Ragazzino, non credere di essere il solo a indignarti. Tutti condividono questa indignazione. Se no come giustificare tanti manifestanti nelle strade a sostenervi…..E a farsi massacrare.

Il ragazzo: Eppure, tu non sembri convinto del senso profondo della lotta di un popolo che combatte per ottenere la libertà e la democrazia….

L’uomo (riscaldandosi): La lotta di un popolo….! Tu vuoi parlare di qualche milione di abitanti di questa città, mani e pugni nudi, senza armi, solo con delle bottiglie di limonata e dei mattoni per opporsi ai fucili e ai carri armati. Un autentico suicidio…. Eroico forse, ma ingenuo e stupido! Le persone, purtroppo, non possono evitare questo genere di ingenuità e stupidità.

Il ragazzo: Compreso tu?

L’uomo (amaro): Compreso io.

Il ragazzo (più vicino): Hai rimpianti?

L’uomo (con freddezza): È troppo tardi per avere rimpianti.

Il ragazzo: La lotta del popolo per ottenere la libertà prima o poi trionferà. Anche se dobbiamo pagare col sangue.

L’uomo: E perché in questo caso sei fuggito di fronte ai carri?

Il ragazzo: Non volevo un sacrificio inutile.

L’uomo: Ma chi farà allora questo genere di sacrifici? Forse persone come me? Parli a nome di un popolo ma non sei capace di comandare su te stesso. Parli di vittoria finale ma non riesci a dominare neppure te stesso. Questa lotta per la libertà porterà solo alla morte: equivale al suicidio. Se non c’è più vita, che senso può avere ancora un’ipotetica vittoria finale? Tu ed io dobbiamo fuggire: è questa la verità!

Il ragazzo (visibilmente molto innervosito): Gli uomini non sono dei cani….

La ragazza (fermandolo): Lascialo perdere. Presto sarà giorno!

Il ragazzo: Non posso sopportare questo genere di….

L’uomo: Ragazzino, forse tu non puoi sopportare….ma devi sopportare. Devi sopportare la disfatta. Questo entusiasmo cieco di fronte alla morte non serve a niente.

Il ragazzo: Tu parli solo di capitolare. Va allora ad arrenderti alla giustizia. Dichiara che sostieni il massacro, che tutti quelli che sono morti erano dei delinquenti, e che tu sai dove si rintanano due individui della stessa specie, che hanno il corpo ancora coperto di tracce di sangue!

L’uomo (ridendo con freddezza): Non sono nemmeno sicuro che funzionerebbe. È piuttosto te che libererebbero. Posso già sentirli: tu sei ancora un bambino….ti sei fatto raggirare….quelli che ti hanno incitato alla sommossa sono persone come me…..Può darsi che abbiano già scritto una confessione. Gli sarà sufficiente trovare il ragazzo che “spontaneamente” la pronuncerà davanti alle telecamere della televisione….

Il ragazzo: Questa insinuazione mi offende, è un insulto nei miei confronti, alla mia personalità!

L’uomo: E tu credi che loro si interessino della tua personalità? Il tuo preteso popolo, lo schiacceranno fino a ridurlo in poltiglia…e oltretutto in nome del popolo. Te lo ripeto: è con la fuga che ci dobbiamo confrontare, è il nostro destino, tuo e mio. (Mormorando) Il destino umano, è sempre la fuga!

(Si sente, molto vicino, una sventagliata di mitra. Si sono ravvicinati e si stringono gli uni contro gli altri. Grattano alla porta)

Estratto dal testo pubblicato nel volume “La Fuga”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani (Titivillus Edizioni, 2008) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “La fuga”
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